cannella bruna e calda quanto la pelle per aiutarti a trovare qualcuno che ti prenda per mano. Seme di coriandolo, sferico come la terra, per farti vedere chiaro. Trigonella contro la discordia. Zenzero per il coraggio profondo di chi sa quando dire di no.... Se la tengo fra le mani la spezia mi parla. Ha una voce di crepuscolo, sembra rieccheggiare l'inizio dei tempi... Sì, sussurro, dondolando al ritmo delle parole. Sì, sei la curcuma, scudo ai dolori del cuore, unguento per la morte, speranza di rinascita. Cantiamo insieme il tuo canto...." Parole di altri... cercate, scovate, ritagliate... per illustrare la mia vita...
¤ Amo ¤
Se leggi questi versi, dimentica la mano che li scrisse: t'amo a tal punto che non vorrei restar nei tuoi dolci pensieri, se il pensare a me ti facesse soffrire... W.Shakespeare
¤ Odio ¤
Giaccio da solo nella casa silenziosa, la lampada è spenta, e stendo pian piano e mie mani per afferrare le tue, e lentamente spingo la mia fervente bocca verso di te e bacio me fino a stancarmi e ferirmi - e all'improvviso son sveglio, ed intorno a me la fredda notte tace, luccica nella finestra una limpida stella - o tu, dove sono i tuoi capelli biondi, dov'è la tua dolce bocca? Ora bevo in ogni piacere la sofferenza e veleno in ogni vino; mai avrei immaginato che fosse tanto amaro essere solo essere solo e senza di te!" Garcia Lorca
¤ Leggo ¤
¤ Ascolto ¤
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martedì, 30 settembre 2003
Sibilla Aleramo a Dino Campana
[Firenze] 12 marzo [1917]
Non vengo, mio povero amore. Perché non posso e perché non voglio. Ma non posso neppure scriverti. Soffro. Sento che nulla è mutato. Nulla in te s'è creato in tutto questo tempo d'orribile oscurità. Forse, anzi certo, perché sei partito a quel modo. Come dunque cedere alla tua chiamata? Dino. Io ho rinunciato a tutto, son già quasi fuori della vita. E non voglio rientrarci vanamente, comprendi? Per la pura gioia di vederti e d'abbracciarti, tanto forte e tanto pura ch'è uguale al sogno, non voglio si ripeta tanto male. Meglio soltanto ricordare, sentendo la morte venire. Io so ricordare la luce. So come ci siamo amati - come non è possibile amare di più in terra, lo e te. Ma il male non lo voglio più. Dovevi partire per guarire, Dino. Che voleva dire rinascere. Ritrovare volontà e fede. Pensarmi, volermi bene. La fede, ora bisognerebbe che la risuscitassi tu in me, ch'era tanta, lo sai! È mai possibile? Come se tu fossi giunto ieri costì, e m'avessi chiesto perdono appena toccata la neve. È mai possibile che tu sappia rimaner fermo ora ad amarmi e ad aspettarmi? Per un tempo che assolva tutto il resto? Che tu voglia veramente vivere, per tè e per me? Dino, non posso più sperare, e soffro, soffro, che dirti altro? Ma sono anche felice - di patire cosi, morire cosi d'amore.
Sibilla.
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30/09/2003 22:10
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Sibilla Aleramo a Dino Campana
[Firenze] 9 marzo, sera [1917]
Perdonarmi? D'esserti venuta incontro, d'averti creduto un uomo libero e grande, d'averti parlato come parlo soltanto all'anima mia - perdonarmi d'averti "preso sul serio", vero Campana? D'aver durato il martirio più infame, per amore, per speranza invincibile di miracolo, e baciato le tue ginocchia. E ora, d'aver aspettato, pregando, pregando DÌO Che ti salvasse, che il silenzio e la montagna ti facessero sentire che cosa siamo stati e che cosa potremmo essere - aspettato e taciuto, in una consunzione d'ogni minuto, quanto tempo? Ed è sempre la notte che sei partito, tè l'ho scritto finalmente nella cartolina che s'è incrociata con questa tua lettera ... Dino, povero, povero, povero!
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30/09/2003 21:52
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Dino Campana a Sibilla Aleramo
[Rubiana, 8 marzo 1917]
Egregia Sibilla,
II mio silenzio deve avervi significato che nulla e più possibile tra noi. Voi avrete dunque rinunciato al progetto del vostro viaggio quassù. Già vi dissi che preferivo uccidermi piuttosto che vivere con voi. Questa mia decisione si è consolidata. Lasciatemi dunque perdere. Sento che non potrò mai più perdonarvi. Addio dunque. Tutto è finito per sempre.
Campana.
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30/09/2003 16:31
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Sibilla Aleramo a Dino Campana
[Marzo 1]
Dino,
ho una grande malinconia, un grande amore, una parola, non so quale, da dire.
Non so quel che la vita vuole da me. Se debbo resistere in questa solitudine, in questa preghiera d'ogni istante: rinunciare a rivederti, restare per sempre con questo sapore di terra in bocca; salvarti con la mia rinuncia, col farmi amare da lontano. Aspettare la morte, quant'anni, Dio mio?
O venire, con tutta l'umiltà del mio cuore che vuoi piangere e che vuoi cantare. Che non sa nulla, di là dalla gioia di ritrovarti. Che tu rinnegherai, calpesterai ancora, e continuerà ad amarti, cosi...
Dino. E sentirmi chiamare per nome. Oh non è miseria. Ti amo. Ringrazio DÌO. L'adorazione silenziosa per l'universo, si scioglie in queste lagrime se ti vedo o se ti penso. E quando tu mi chiami Rina, è DÌO in tè che mi vuoi bene, che mi sorride. Vicino o lontano?.
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30/09/2003 16:26
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Sibilla Aleramo a Dino Campana
[marzo 1917?]
Mio caro, lo sai che mi stanno uccidendo? Oh, non ti allarmare. Piano piano e nessuno se ne accorge. Minuto per minuto, in questo assurdo silenzio gonfio d'indicibile, aumenta la prostrazione, la fissità vana dello sguardo, e il sapore di terra in bocca. In questi ultimi giorni, per giunta, ho lavorato. Niente di molto bello, ma tutto serve. Non eri tu che dicevi "Come costa caro far poesia!"? E poi il motto Auf mors, Bah, perché ti scrivo queste storie? Pensare che l'altra mattina mi son svegliata col pungolo di mandarti questa straordinaria frase: "Cane arrabbiato che m'hai morso, muoio, ma ti taglieranno la testa". Forse l'avevo sognata. Ancor adesso la contemplo con reverente stupore, lo stesso che m'incuteva certe volte il tuo più atroce furore. Poveri noi. Dino e Sibilla, anzi, Dinuccio e Rinetta, che non potranno amare mai più. Almeno io ne ho più per poco. Ma tu? Ingrassi? O fai versi? Addio, mio caro, non aspetto mica risposta. Hai visto che non t'ho "soffocato" con le mie lettere? Addio, Dino, che Dio ti guardi.
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30/09/2003 16:09
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Sibilla Aleramo a Dino Campana
[Firenze 28 febbraio]
Dino,
Dicesti: "Sibilla resisterà una settimana, poi mi soffocherà di lettere, di espressi...".
È un mese che sei partito, e ti scrivo - per un'unica volta. Non ho mai più saputo nulla di tè, se non che ti sentivi "bene e quasi felice". Neanche Cesarino m'ha più scritto. Non aspetto più nulla.
Ma ti scrivo perché c'è una verità che ti voglio aver detto, che forse ti entrerà in petto ora che tè la dico di lontano e senza più speranza di rivederti.
Dino, io e tè ci siamo amati come non era possibile amarsi di più, come nessuno potrà mai amare di più.
Dino, e il dolore non importa, e non importa la morte.
Io son già fuori della vita, anche se piango ancora.
Dino, fa di salvare nella tua anima il ricordo del nostro amore, poi che non hai saputo voler salvare l'amore nella vita, fa di portarlo nell'eternità com'io lo porterò!
Dino, che DÌO ti guardi.
Sibilla
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30/09/2003 16:02
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lunedì, 29 settembre 2003
Dino Campana a Sibilla Aleramo
[Livorno, 4 gennaio 1917.]
Rina mia
come descriverti lo sguardo idiota di questa gente dopo esser stati baciati dal tuo! Rina io potrei rinunciare a te, ma per sempre. Cosi bella come un réve potrei dimenticarti solo per andare molto lontano e non tornare più. Davanti alle cose troppo grandi sento l'inutilità della vita. Il mare ieri era discretamente bello. Sono andato di notte al mare. Avevo visto i monti pisani velati da cui sorge la luna di D'annunzio senza foco di cui leggemmo e due aeroplani che volavano sul treno. Mia vergine perché leggemmo d'Annunzio prima di partire? Nessuno come lui sa invecchiare una donna o un paesaggio. Mio amore come vuoi che ti ami? Pallida, con una vita senza foco e come col suo diritto il macchinista stinge il paesaggio e viola il cielo che non conquista? Sciocchezze? Ma sai quanto ne ho sofferto!
Ecco quello che ci divide. Non ho visto e non vedrò nessuno. Non troppe cose dimmi. Pensa che per vivere l'assurdità del nostro amore hai bisogno di tutta la tua grazia. Quando sempre mai forse parole giravano nel soffitto del mio cervello. La città è una serie di cassoni balordi. Appiccicato alla spallina del passeggio guardo il mare senza parole come io sono senza pensiero.
Mio amore mio amore La Gorgona è un dosso lontano sul mare abbandonata laggiù nei tramonti. Tu ora mi conosci e potremmo abitare lontani se non mi abbandoni col pensiero. Una volta in Sardegna entrai in una casa con fuori una vecchia lanterna di ferro che illuminava la parete di granito. Fuori la via metteva sulla costa pietrosa che scendeva dall'altipiano al mare. Questo ricordo che non ricorda nulla è cosi forte in me! La costa bianca di macigni aveva bevuto il tramonto cupo e rosso che chiudeva l'isola e ora colla lanterna rugginosa solo le stelle sull'altipiano brillavano a me a Garcla. Io baciai la parete di granito senza pensare e non so ancora perché. Ricordo che in quella casa stava la sarda moglie dell'alcoolizzato amico dell'amico del nostro amico. Bevemmo il moscato bianco salmastro di Sardegna ed è idiota come mi ricordo di tutto questo. La mia padrona e dell'Isola del Giglio dove io farei certamente bene ad andare ad abitare per un anno almeno. Tu non ne vedi la possibilità?
Dovremmo ancora vedere le Alpi. Nietsche scendeva di là al mare colla sua sfida. Aimè Rina perché non mi lasci morire? La Fedelweis non è d'Annunziano e la Dora scende in tumulto e il più leggero dei baci crea ancora forse come quando dicevo
Come delle torri d'acciaio
Nel cuore bruno della sera II mio spirito ricrea
Per un bacio taciturno
Ah miseria di questi ritorni. Puoi amarmi? ancora? ancora? ancora? Non ti scriverò. Le mie lettere sono fatte per essere bruciate.
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29/09/2003 22:23
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Sibilla Aleramo a Dino Campana
[Firenze?] 4 del 1917
Dicevi ch'eri tu che mi amavi, Dino? Sono io, sono io che amo te. Che dipendo dalla tua vita. Non chiedo altro. Ti adoro. Vivo perché m'hai detto che il mio amore, di cui non hai bisogno, ti è però caro. Adorato. Hai promesso di scrivermi come stai, aspetto, aspetto, guardo verso il mare dalla mia torre.
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29/09/2003 22:11
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Sibilla Aleramo a Dino Campana
[24 dicembre 1916?]
Un letto profondo, la notte di Natale, nel tuo paese dove non sono mai stata — dove soltanto da bimbo hai riso di gioia. Stanotte. T'aspetto per partire — son sola nel mondo, oh letto profondo anche questo, se tu non venissi. Tu che tanta gioia devi avere — e ami il mio dolore, dolore d'aver già tanto guardato l'acqua fluire. Ma il tuo fiume, lo vedrò? Questo strazio, d'amarti, di volerti felice, e di non poter tramutarmi in una cosa di freschezza, rosa per la tua fronte, amore, amore. Non poter che consumarmi, sempre più. Non ho più voce per parlarti. Soltanto le mani sono ancora dolci. Stanotte, ti daranno il sonno? Nel tuo paese. E poi addormentarmi — e svegliarmi il mattino di Natale, bimba. C'è un bimbo, un fratellino vicino a Rina — oh Dino, Dino, che cosa si scioglie nel cuore di Rina? Silenzio, tienmi le mani. Nessuno m'ha detto mai, da bimba, una favola bella. Guardavo le stelle, come te. Stanotte non ci saranno. Ci saremo noi, favole, stelle, cose lontane, irraggiungibili. Nessuno mai più ci coglierà, anche se crederà vederci, sentirci. Stelle. Tienmi le mani, prendine tutta la dolcezza, toglimi tutto, sono tanto felice di morire, ma tu ma tu... Tremo, mi guardo intorno, non vieni ancora, l'acqua scorreva…
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29/09/2003 22:04
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Sibilla Aleramo a L. Cecchi Pieraccini
[Sorrento] 17 dicembre [1916]
Leonetta, soffro tanto. E se penso all'accanimento, allo scherno con cui il destino ha voluto che anche tu contribuissi a questa mia disfatta, tu che pur mi vuoi bene, lo so... Bisognava vincere. Era il miracolo, e lo meritavamo, io e lui. Abbiamo perduto, è finita. Vivere, lavorare per il nostro io superiore, egoistico — tu dici! Evvia! Lo sappiamo cos'è. Si fan anche i capolavori, si! Ma, Leonetta, donne e uomini si nasce per altro, non lo sai?...
L'avete più veduto? M'aspetta ancora? M'ha scritto biglietti cinici. Mi sono aggrappata alla prova di restar lontana, non son mai stata cosi male, ora non ne posso più, torno, ma che cosa troverò?
Ti supplico, se lo vedi, se sai dov'è, digli che lo amo, nient'altro, nient'altro, digli che è finita per me se lo perdo, e anche per lui...
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29/09/2003 21:51
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Sibilla Aleramo
[Sorrento] 8 dicembre 1916]
Rose calpestava nel suo delirio
e il corpo bianco che amava.
Ad ogni lividura più mi prostravo,
oh singhiozzo, invano, oh creatura!
Rose calpestava, s'abbatteva il pugno,
e folle lo sputo su la fronte che adorava.
Feroce il suo male più di tutto il mio martirio.
Ma, or che son fuggita, ch'io muoia del suo male!
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29/09/2003 18:47
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Dino Campana a Sibilla Aleramo
[Settignano, 4-5 dicembre 1916] 1
Cara Amica, ti scrivo piangendo ti supplico per l'amore che hai per me di tornare da C.[ena]. Dai questo senso al tuo pensiero in questo momento e sarai pura. Io non esisto mio amore. Questa primavera anderò in guerra. Ti ho incontrato e che la mia vita sia bastata per un po' di luce per te mia Rina. Inutili le mie parole come la mia vita, lo so. Non voglio che tu mi ricordi.
Non mi scrivere. Ti amo. Prendi il tuo ritratto da bambina e mandala là. Lavora e sii felice. Lasciami il tuo dolore. Addio
Farò tutto il tuo lavoro. Per ora posso vivere. Nella boccetta non c'è più profumo addio.
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29/09/2003 09:26
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Sibilla Aleramo a Dino Campana
[Bagni di Casciana] domenica, ore 3, [29 ottobre 1916]
Dino, bisogna esser forti, stringersi, non lasciarsi. Io sto male, io la tua amica. E tu, amore mio, anche tu soffri, lo sento. Ci amiamo, perché non vogliamo vivere? Dino. Le ultime notti sentivo quando m'abbracciavi, e mi dicevi, che c'è ancora tanto vigore in me. E in te c'è tanto sole. Stretti, siamo una cosa miracolosa. Dobbiamo vincere. Un male di quindici anni, tu hai detto... Si, e anche per me. Sono quindici anni che son partita da mio figlio. Io son la tua amica. Lavorerò. Rientriamo insieme nella vita. Che ci vedano, belli, non soltanto nella nostra poesia, che ci amino per la nostra gioia, per la nostra vittoria. In questi giorni (e pur sto tanto male, sai, ho tanto freddo, ti cerco ti cerco) ho scritto a varia gente: verrà qualche aiuto, non temo più, potremo aspettar, senza affanno, la fine della guerra, e poi andremo in Francia. Ma non stiamo staccati, ora. Dino, amore santo. Non posso viverti lontana. E t'ho carezzato cosi poco. Stavi tanto male, avevi paura che non t'amassi, che non sentissi che cos'eri per me, che ti credessi irreale, anche tu... Amor mio solo. Non avremo più paura, ora. Abbiamo pagato. Stringiamoci. Dino, abbiamo degli anni pieni dinanzi. Finché sarò bella e forte. Poi sparirò. Che tu abbia avuto tutta un'anima da adorare, da far felice in sua morte. È la nostra sorte. Hai detto che mi tieni, se voglio... Dove sei? Lo senti che non si può più lasciarci?.
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29/09/2003 09:21
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Dino Campana a Sibilla Aleramo
[Marradi, 27-30 ottobre 1916?]
Mia cara amica
sono troppo stanco e troppo ammalato per cercar di comprendere. Prendo il partito dei più deboli, il mio solito partito: parto.
Regalo a chi ne ha bisogno quel poco di poesia che può essere sorta in te dal nostro amore. Non posso dirti altro dopo questo. Mia cara sono realmente ammalato non ho potuto sopportare l'attesa e le tue lettere Ricevo ora il telegramma Parto domattina per la Casetta. Là c'è il silenzio.
Io ti amo tanto e rimpiango la poesia solo perché essa saprebbe baciare il tuo corpo di psiche e il tuo viso roseo e nero colla bocca sfiorita di faunessa.
Perdonami se non voglio essere più poeta neppure per te. Sai che neppure le acque e neppure il silenzio sanno più dirmi nulla — e senti la mia infinita desolazione. Ti porto come il mio ricordo di gloria e di gioia.
Ricorda quando soffrirai colui che ti ama infinitamente e porta per se solo il tuo colore. L'ultimo bacio dal tuo Dino che ti adora.
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29/09/2003 09:14
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domenica, 28 settembre 2003
Sibilla Aleramo a Dino Campana
[Villa La Topaia, Borgo S. Lorenzo 9 agosto 1916]
Dino, provo qualcosa di tanto forte che non so come lo reggerò... Sei tu che mi squassi cosi? Che cosa m'hai messo nelle vene? E sempre ho negli occhi quella strada col sole, il primo mattino, le fonti dove m'hai fatto bere, la terra che si mescolava ai nostri baci, quell'abbraccio profondo della luce. Dove sei, che mi sento cosi strappata a me stessa? Mi chiami, o m'hai dimenticata? Oh ti voglio ti voglio, non ti lascerò ad altri, non sarò d'altri, per la mia vita ti voglio e per la mia morte, Dino, dopo questo non si può esser più nulla, oh, sapere che anche tu lo senti, che rantoli anche tu cosi...
Mi aspetti, dimmi, mi aspetti, vero? Saremo soli sulla terra. Bruceremo. Hai visto che siamo vergini, che qualcosa non ci fu mai strappato? Per noi. Più a fondo, più a fondo, ci mescoleremo allo spazio, prendimi, tiemmi, io non ti lascio, bruceremo.
Dimmi che mi manca cosi il respiro perché mi chiami, perché mi vuoi...
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28/09/2003 22:13
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Sibilla Aleramo a Dino Campana
[Villa La Topaia, Borgo S. Lorenzo 7-8 agosto 1916]
Notte - Possa tu riposare, mentre io ardo cosi nel pensiero di te e non trovo più il sonno, e sono felice. M'hai promesso di farti rivedere ancor più bello, mia bella belva bionda. Come passerai questi giorni e queste notti? Mi senti nella mia sciarpa azzurra, speranza, grazia? Riposa, riposa. Ci siamo meritati il miracolo. Lo vivremo tutto. E avrai tanta dolcezza anche dal dimenticarti in me, qualche momento, dall'avermi dinanzi come qualcosa a cui la tua dedizione sia sacra, fertile e sacra. Ho tanta fede, Dino. Mi sento ancora cosi forte, per questo scambio del nostro sangue.
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28/09/2003 22:05
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Sibilla Aleramo a Dino Campana
[Villa La Topaia, Borgo S. Lorenzo] lunedì sera [7 agosto 1916]
Tremo aspettando che tu mi scriva. M'hai amato, quei giorni. T'ho avuto tutto nel primo sguardo, cosi interamente. Perché tremo? E l'ultima sera m'hai detto: "Tanto dubitavi di te?...".
Oh, ma è la verità. Dino. Io, che non vorrei, che mai avrei voluto cambiarmi con un'altra creatura, io che so il mio valore, so anche tutta la mia miseria, so che se tu domani mi scrivessi che è stato un sogno, che ti sei svegliato, che non mi ami, troverei nel mio orrore da chinare il capo... Perché amarmi, tu? Anche oggi, che povere frasi sciocche devo averti scritto. Come quando t'ero accanto, che non sapevo che piangere o baciarti. E ho fatto piangere tanti dacché vivo. Che importa se per ogni lagrima che ho fatto scendere ne ho versate io stessa cento. C'è tanta ombra intorno a me. Puoi averlo sentito, puoi, dopo che son partita, averlo sentito, tu che sei fatto per il sole... Dino, Dino!
M'hai detto: "tu non dici: sempre, mai, come le altre". Ma stasera mi sembra che mai io mi sia sentita davanti all'amore una cosi piccola cosa oscura. Dopo tutto quanto ho vissuto e voluto, dopo aver benedetto ogni sforzo e ogni martirio credendo ogni volta di crescere e d'adunar luce in me, come mi trovo davanti a te! E se tu sapessi il disprezzo che ho per queste stesse parole con le quali cerco come d'inginocchiarmi. Tacere, non dovrei che tacere, aspettando. Bisogno di distruzione, dicevi... Come m'hai parlato del "nostro" lavoro, quell'ultimo mattino! Della cosa bella creata sotto il cielo dal fatto solo del nostro amore. - Senti i miei silenzi? - T'ho veduto staccato da tutti, libero come nessuno, e più umano ancora di me, oh Dino, ch'ero cosi sola a portar tutta la mia umanità. Ma più forte di me, anche. Più alto. So quel che dico. Che ti potrò dare? T'adoro. E sento tutta la mia impotenza. Baciarti.i.
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28/09/2003 21:54
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Sibilla Aleramo a Dino Campana
[Villa La Topaia, Borgo S. Lorenzo] domenica-lunedi [6-7 agosto 1916]
Perché non ho baciato le tue ginocchia?
Avrei voluto fermare quell'automobile giù per la costa, tornare al Barco a piedi, nella notte, che c'è il tuo petto per questa bambina stanca.
Tornare. Come una bambina, questa del ritratto a dieci anni. Non quella che t'ha portato tanto peso di storie di memorie affannose, che t'ha parlato come se stesse ancora continuando il suo povero viaggio disperato, come se non ti vedesse, quasi, e non vedesse lo spazio intorno, le querele, l'acqua, il regno mitico del vento e dell'anima Tu che tacevi o soltanto dicevi la tua gioia. Sentivi che la visione di grandezza e di forza si sarebbe creata in me non appena io fossi partita? Nella tua luce d'oro. E non ho baciato le tue ginocchia.
I nostri corpi su le zolle dure, le spighe che frusciano sopra la fronte, mentre le stelle incupiscono il cielo.
Non ho saputo che abbracciarti. Tu che m'avevi portata cosi lontano. Che il giorno innanzi ascoltavi soltanto l'acqua correr fra i sassi. Oh, tu non hai bisogno di me!
È vero che vuoi ch'io ritorni? Come una bambina di dieci anni. È vero che mi aspetti? Rivedere la luce d'oro che ti ride sul volto. Tacere insieme, tanto, stesi al sole d'autunno. Ho paura di morire prima. Dino, Dino! Ti amo. Ho visto i miei occhi stamane, c'è tutto il cupo bagliore del miracolo. Non so, ho paura. È vero che m'hai detto amore! Non hai bisogno di me. Eppure la gioia è cosi forte. Non posso scriverti. Verrò il 19. dovunque. Il 14 resterò qui; a Firenze andrò poi per un giorno. Son tua. Sono felice. Tremo per te, ma di me son sicura. E poi non è vero, son sicura anche di te, vivremo, siamo belli. Dimmi. Io non posso più dormire, ma tu hai la mia sciarpa azzurra, ti aiuta a portare i tuoi sogni? Scrivimi.
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28/09/2003 21:43
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sabato, 27 settembre 2003
G. Apollinaire (1880-1918)
Nel lago dei tuoi occhi assai profondoNel lago dei tuoi occhi assai profondo
Si scioglie il mio povero cuore a fondo
Lo dissolvono laggiù
Nell'acqua di amore e di follia
Ricordo e Malinconia
insostenibilesmarrimento alle ore
27/09/2003 13:12
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giovedì, 25 settembre 2003
senza la magia delle spezie... sola nei vicoli bui... immersa nel rumore del silenzio... che rimbomba... copre le parole, i pensieri...
eccomi qui... come potrò dare spezie a voi.... come potrò se le mie mani non sentono più il vibrare delle voci magiche... se i miei occhi non guardano oltre i vostri... e si fermano sui volti... non leggono più le emozioni... e le emozioni si perdono prima di arrivare a me....
magiche spezie colorate, profumate... non mi lasciate sola...
fili colorati tornate a legare la mia anima ai profumi delle spezie... non voglio la libertà da voi... voglio tornare nella mia bottega.. voglio tornare a vivere le emozioni degli altri... voglio tornare... a.....
ancora questo maledetto orgoglio.. la mia superbia.. non posso dire voglio... dovrei dire vorrei....... ma quante cose vorrei, quante cose avrei voluto...
insostenibilesmarrimento alle ore
25/09/2003 19:26
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TI PENSO
Io ti penso come se ci fosse
Dentro il mio silenzio
la tua voce calda
Io ti penso come se dal vento
mi cadessi addosso senza far rumore
E come se nel vento
dopo aver smaltito un po' di tenerezza
Noi due cominciassimo a volare
Io ti penso quando viene sera
Perché la penombra mi fa immaginare
Mi distendo guardo verso il cielo
Per cercare il tetto delle tue spalle bianche
Come se quel cielo mi potesse dare
Il motivo giusto per non stare male
Come se star male dipendesse dalla volontà
E ti penso ti penso
Anche se non ha più senso
ritornare insieme a te
Ma io ti penso lo stesso fosse solo
per quegli occhi che hai lasciato in fondo a me
Io ti penso perché non pretendo
Come fanno in tanti di dimenticare
E ti penso perché nella gola
mi è rimasto il gusto delle tue risate
Come se ingoiando questo tuo sorriso
Io riuscissi ancora a farmi contagiare
Ma mi trovo a ridere da solo adesso che ti penso
Ti penso
anche se non ha più senso
ritornare insieme a te
Ma io ti penso lo stesso
fosse solo per
quegli occhi che hai lasciato in fondo a me
Magari rubo dei momenti alla mia vita
Magari non è neanche giusto sia così
Solo il tuo viso fa la guardia al tempo che ho perduto
Ma in fondo come avrei vissuto senza te
E ti penso
Ma io ti penso ti penso
Fosse solo per quegli occhi
che hai lasciato in fondo a me
Fosse solo per quegli occhi
che hai lasciato in fondo a me
insostenibilesmarrimento alle ore
25/09/2003 15:49
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mercoledì, 24 settembre 2003
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PERLE DALLA LUNA |
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Gocce di rugiada |
insostenibilesmarrimento alle ore
24/09/2003 22:06
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FLUTTUI
Inarrestabili gocce
picchiettano noiose il mio sguardo
perso, riflesso sul vetro
dal quale osservo una stella eclissarsi.
E' la che vorrei rannicchiarmi
lontano,
dentro una conchiglia socchiusa
per tuffarmi in ogni emozione passata,
ogni volta che voglio,
per poi risalire la corrente,
balzar fuori e ricadere ancora
con l'eleganza d'un delfino,
con lo splendido luccichio
d'ogni singolo zampillo trafitto dalla luce.
Luce alla quale non so sorridere
quando é quella dell'alba quieta,
alla quale non so cedere al pianto
quando é quella del tramonto pensoso...
...e non ho espressione
ne prima
ne poi.
Grava, dolce Apollo Mio
ma mi sorprendo ancora una volta
a scrivere per non dimenticarti
mentre tu non hai ancora ascoltato il messaggio
del mare, lui sa dove trovarmi.
insostenibilesmarrimento alle ore
24/09/2003 18:28
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martedì, 23 settembre 2003
dormo con un coltello sotto il letto... ormai la sporgenza del manico proprio sotto la scapola sinistra mi è familiare quanto la carezza di un amante. Ahahahahahaha sono la persona giusta per parlare di amanti... Un coltello per mantenermi casta... lama fredda come acqua dell'oceano, dai bordi elastici... una canzone metallica di pugnale contro le mie labbra. Un coltello per impedirmi di sognare... Un coltello per tagliare gli ormeggi col passato, col futuro. Per tenermi sempre a beccheggiare sul mare... Ogni notte lo infilo sotto il materasso... e ogni mattina lo ringrazio prima di metterlo nel fodero per portarlo sempre con me... Ha un'aria comunissima il mio coltello... perchè è tale la magia più profonda. La magia più profonda che si nasconde nel cuore della nostra vita di ogni giorno, un guizzo di fuoco, se solo avessimo occhi per vedere.....
queste parole... risalgono a pochi mesi fa.. quanto lontano dalla mia vita... quel periodo... Non ho più il coltello, non ho più sogni da tagliare, non ho magie da.... ho solo il NULLA!!!!
insostenibilesmarrimento alle ore
23/09/2003 22:34
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lunedì, 22 settembre 2003
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In un momento
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22/09/2003 15:56
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domenica, 21 settembre 2003
"Dimmi, enigmatico uomo, chi ami di più? Tuo padre, tua madre, tua sorella o tuo fratello? - Non ho nè padre, nè madre, nè sorella, nè fratello. - I tuoi amici? - Usate una parola il cui senso mi è rimasto fino ad oggi sconosciuto. - La patria? - Non so sotto quale latitudine si trovi. - La bellezza? - L'amerei volentieri, ma dea e immortale. - L'oro? - Lo odio come voi odiate Dio. - Ma allora che cosa ami, meraviglioso straniero? - AMO LE NUVOLE..... LE NUVOLE CHE PASSANO... LAGGIU'.... LE MERAVIGLIOSE NUVOLE!"
LO STRANIERO
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21/09/2003 22:33
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pensavo di essere una freccia
che volava nel blu del cielo,
dritta verso il suo bersaglio....
invece sono solo una foglia,
in balìa del vento........
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21/09/2003 16:29
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venerdì, 19 settembre 2003
lacrime e pensieri....
....disobbedienti...
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19/09/2003 09:06
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giovedì, 18 settembre 2003
BALLATA DELL'AMORE CIECOUn uomo onesto, un uomo probo, tralalalalla tralallaleru s'innamorò perdutamente d'una che non lo amava niente. Gli disse portami domani, tralalalalla tralallaleru gli disse portami domani il cuore di tua madre per i miei cani. Lui dalla madre andò e l'uccise, tralalalalla tralallaleru dal petto il cuore le strappò e dal suo amore ritornò. Non era il cuore, non era il cuore, tralalalalla tralallaleru non le bastava quell'orrore, voleva un'altra prova del suo cieco amore. Gli disse amor se mi vuoi bene, tralalalalla tralallaleru gli disse amor se mi vuoi bene, tagliati dei polsi le quattro vene. Le vene ai polsi lui si tagliò, tralalalalla tralallaleru e come il sangue ne sgorgò, correndo come un pazzo da lei tornò. Gli disse lei ridendo forte, tralalalalla tralallaleru gli disse lei ridendo forte, l'ultima tua prova sarà la morte. E mentre il sangue lento usciva, e ormai cambiava il suo colore, la vanità fredda gioiva, un uomo s'era ucciso per il suo amore. Fuori soffiava dolce il vento tralalalalla tralallaleru ma lei fu presa da sgomento, quando lo vide morir contento. Morir contento e innamorato, quando a lei niente era restato, non il suo amore, non il suo bene, ma solo il sangue secco delle sue vene.
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18/09/2003 15:36
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giovedì, 11 settembre 2003
Da una bimba e un pianto nacque lei
piena di paura e ingenuità
trasparente agli occhi si affacciò
dalle chiare ciglia venne giù
e brillando scese
lungo quel bel viso
poi volò col vento su nel cielo.
Alta sopra al mondo navigò
vide le stagioni da lassù
ma la vita in fretta la cambiò
ora trasparente non è più
niente più ricordi
niente amore dentro
fuori dal suo tempo e fuori dalla sua età nel cielo lassù
quante volte il vento
le cantava accanto
lei non l'ascoltava lei volava.
Sola nel sole e più in alto
come se non ci fosse che lei.
Lei sempre lei, lei soltanto
ad un passo dai sogni suoi.
Sfida la luna e le stelle
niente al mondo la fermerà.
Ma una nuvola buia la rapì
mille gocce strette accanto a lei
ora il suo coraggio non c'è più
come pioggia sta scendendo giù:
cadde sopra un fiore
aspettò il sereno
ora verso il cielo più volare non puo' finisce così
lentamente muore
più non sfugge al sole
non l'aiuta il vento resta sola.
Sola nemica del sole
la sua storia finisce qui;
grida lontane parole
ma non c'è chi la salverà.
Sola più sola di sempre
non è un sogno, non si sveglierà.
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11/09/2003 10:10
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mercoledì, 10 settembre 2003
dal film :- la finestra di fronte FERZAN OZPETEK
dopo di te, il rosso non è più rosso. L'azzurro del cielo non è più azzurro.
Gli alberi non sono più verdi.
Dopo di te, devo cercare i colori, dentro la nostalgia che ho di noi.
Dopo di te, rimpiango persino il dolore che ci faceva timidi e clandestini.
Rimpiango le attese, le rinunce, i messaggi cifrati, i nostri sguardi rubati in mezzo a un mondo di ciechi, che non volevano vedere, perché se avessero visto saremmo stati la loro vergogna, il loro odio, la loro crudeltà.
Rimpiango di non avere avuto ancora il coraggio di chiederti perdono.
Per questo. non posso più nemmeno guardare dentro la tua finestra. Era lì che ti vedevo sempre, quando ancora non sapevo il tuo nome.
E tu sognavi un mondo migliore, in cui non si può proibire ad un albero di essere albero, e all'azzurro…di diventare cielo.
Non so se questo è un mondo migliore.
Ora che nessuno mi chiama più Davide, ora che mi sento chiamare soltanto ‘signor Veroli’, come posso dire che questo è un mondo migliore?
Come posso dirlo senza di te?"
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10/09/2003 12:57
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martedì, 09 settembre 2003

mon amour, au loin
Nous sommes séparés pour l'instant
Mais pas distants pour autant...
Je sais que notre amour sortira grandi
De cette épreuve de l'eloignement.
En attendant de te retrouver,
Je me remémore tes gestes d'antan,
Je puise sans cesse dans la richesse
De ce passé qui nous lie.
Je m'ennuie de ton regard posé sur moi,
du charme de ta voix, de ta douce chaleur.
Toutes ces manifestations de toi
sont devenues synonymes de bonheur.
Mais je m'encourage joir et nuit en anticipant
le moment où nous serons enfin réunis, et plus forts qu'avant
insostenibilesmarrimento alle ore
09/09/2003 22:46
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Abbracciami forte,
insostenibilesmarrimento alle ore
09/09/2003 15:17
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domenica, 07 settembre 2003
La distruzione di un sogno non riporta alla "realtà"... ma ad uno spazio vuoto in cui nessuna voce trova più casa...
insostenibilesmarrimento alle ore
07/09/2003 22:16
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martedì, 02 settembre 2003
Perchè mi guardi? Strappo erbacce dall'aiuola e sento il tuo sguardo che mi spia. Sei disteso, le braccia sotto la testa, i tuoi occhi fissano il blu del cielo, poi si posano su me. Perchè mi guardi? Il cielo non è più blu, il blu non mi ricorda più il cielo e neanche il mare... il blu è un colore chiuso dentro un barattolo, come il giallo, il rosso... come tutti gli altri colori...Ecco si sono uniti, mescolati... nero, tutto nero.
Continuo a sentire il tuo sguardo,
ti parlo... Mi ascolti? Mi senti?
La voce del falco risponde... ma il nero è entrato nelle mie orecchie, non capisco le parole, non so interpretare la risposta.
So che il nero è entrato lentamente nei pori della pelle, si è allargato, infiltrandosi nelle vene, attraverso gli stretti passaggi, le curve, le salite, ha invaso ogni spazio... nero...
Nulla di me, di ciò che ero, è rimasto.
E tu mi guardi. Anche tu fuori da me, spodestato dal nero. Tu che guardi e non parli. Capirti. Non ci sono riuscita. Capire i perchè, capire le menzogne. Le tue angosce. I tuoi tormenti.
Capire e conoscere. Parole. Bisogno di parole, bisogno di una voce narrante per andare avanti, per fermare il nero mentre invadeva il mio corpo.
Circondata di te, circondata di ricordi, ogni piccolo spazio del mondo esterno è pieno di te.
Ti parlo.
Sei lì che mi guardi, lo so, lo sento. La tua mano tocca i miei capelli. Senza parole. Ma io avevo bisogno di parole. Amore nei gesti. Amore nelle mani. Amore nella pelle. Ma io volevo sapere. Volevo parole. Perchè mi guardi? Mi volto. La tua immagine sdraiata svanisce. So che fra poco riapparirà alle mie spalle.
Perchè mi guardi?
insostenibilesmarrimento alle ore
02/09/2003 15:39
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