cannella bruna e calda quanto la pelle per aiutarti a trovare qualcuno che ti prenda per mano. Seme di coriandolo, sferico come la terra, per farti vedere chiaro. Trigonella contro la discordia. Zenzero per il coraggio profondo di chi sa quando dire di no.... Se la tengo fra le mani la spezia mi parla. Ha una voce di crepuscolo, sembra rieccheggiare l'inizio dei tempi... Sì, sussurro, dondolando al ritmo delle parole. Sì, sei la curcuma, scudo ai dolori del cuore, unguento per la morte, speranza di rinascita. Cantiamo insieme il tuo canto...." Parole di altri... cercate, scovate, ritagliate... per illustrare la mia vita...
¤ Amo ¤
Se leggi questi versi, dimentica la mano che li scrisse: t'amo a tal punto che non vorrei restar nei tuoi dolci pensieri, se il pensare a me ti facesse soffrire... W.Shakespeare
¤ Odio ¤
Giaccio da solo nella casa silenziosa, la lampada è spenta, e stendo pian piano e mie mani per afferrare le tue, e lentamente spingo la mia fervente bocca verso di te e bacio me fino a stancarmi e ferirmi - e all'improvviso son sveglio, ed intorno a me la fredda notte tace, luccica nella finestra una limpida stella - o tu, dove sono i tuoi capelli biondi, dov'è la tua dolce bocca? Ora bevo in ogni piacere la sofferenza e veleno in ogni vino; mai avrei immaginato che fosse tanto amaro essere solo essere solo e senza di te!" Garcia Lorca
¤ Leggo ¤
¤ Ascolto ¤
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mercoledì, 30 aprile 2003
Per te...
Cammino inquieta. Ferina.
Fisso ferocemente il buio.
Alla radio una vecchia canzone...
There's no time to lose
I heard her say
Cashyour dreams before
they slip away
Dying all the time
Lose your dream and you
Will lose your mind...

E allora penso... ed esco dal mio mondo come una strega.
Verso un posto migliore, più felice.
Vedo me stessa che cammina veloce nell'oscurità,
come un insetto che insegue una traccia chimica.
Cammino verso i ricordi, conosco bene il sentiero nel sottobosco.
Il mio passo si trasforma in una corsa. Arrivo senza fiato.
Ansimante, come se fossi in ritardo per qualcosa.
Come se la mia vita dipendesse dall'arrivare puntuale.
Come se sapessi di trovarti lì. In attesa.
Come se anche tu sapessi che sarei arrivata.
Si.
Che lo sapevi.
Questa consapevolezza mi era arrivata addosso oggi.
Netta. Come la lama affilata di un coltello.
Quando la mia vita aveva fatto un altro scivolone.
Tu non ci sei.
Mi siedo sulla sponda del fiume dei ricordi.
Metto la mia testa fra le braccia, sentendomi
stupida per essere stata così sicura. Così certa.
Ma ecco nel fiume dei miei ricordi tu arrivi.
Nuoti piano piano. Tagliando l'acqua senza agitarla.
Hai quasi raggiunto la riva quando ti vedo.
Mentre emergi dal fiume mi accorgo
che questo mondo è il tuo mondo.
Il mondo che ti appartiene. L'acqua.
Gli alberi. I pesci. Le stelle.
Ti muovi a tuo agio. Ti guardo e
comprendo di cosa è fatta la tua bellezza.
Il lavoro ti ha dato forma. Ti ha plasmato.
Ogni cosa ha lasciato la sua impronta su te.
Ti ha dato la sua forza, la sua agile grazia.
Guardo il tuo sorriso nel buio. Il tuo bianco, subitaneo sorriso che ti sei portato dietro dall'infanzia all'età adulta. Come unico bagaglio.
Ci guardiamo. Ormai non formuliamo più pensieri. Il tempo per i pensieri è
venuto e se n'è andato. Davanti a noi sono in attesa dei sorrisi in frantumi.
Ma questo verrà dopo.
Sei davanti a me, col fiume che ti cola addosso. Io resto seduta a guardarti.
Il viso pallido alla luce della luna. In te si insinua un gelo improvviso.
Il tuo cuore martella. Io mi alzo e ti vengo vicina. Mi appoggio al tuo corpo.
Tu non ti muovi. Non mi tocchi. Tremi. In parte di freddo. Forse di paura.
Di sicuro di doloroso desiderio. A dispetto della paura sono pronta ad averti.
Ti desidero. Con urgenza. Il contatto del tuo corpo bagnato bagna anche il mio.
Ti abbraccio. Qual'è la cosa peggiore che mi può capitare? Potrei perdere tutto.
La famiglia. I mezzi di sostentamento. Tutto.
Sento il martellare selvaggio del mio cuore. Resto stretta a te
finchè non si calma. O quasi. Mi sbottono la camicia.Resto così.
Pelle contro pelle. La tua pelle contro la mia pelle.
La mia morbidezza contro la tua durezza. I miei seni contro il tuo liscio petto.
Annuso il fiume su te. Tiro fuori la lingua e lo assaggio, nella cavità della gola.
Sul lobo dell'orecchio. Attiro la tua testa verso il basso, vicino alla mia e ti bacio sulla bocca. Un bacio oscuro. Un bacio che richiede di essere ricambiato. E tu lo ricambi. Prima con cautela. Poi con urgenza. Lentamente le tue braccia si sollevano dietro di me. Mi accarezzano la schiena. Con molta delicatezza.
Sento la mia pelle sui tuoi palmi. Sento la sensazione di morbidezza
che ti trasmetto. La mia pelle. Il modo in cui il mio corpo esiste
solo dove lo tocchi. Il resto di me è fumo. Rabbrividisci contro me.
Le tue mani sui miei fianchi, mi attirano contro i tuoi per farmi
capire quanto mi desideri.
La legge del corpo stabilisce i passi della danza.
Il terrore scandisce il tempo. Detta il ritmo col quale i nostri corpi rispondono
l'uno all'altro. Come se sapessero già che per ogni tremito di piacere
pagheranno con un'uguale quantità di dolore.
Come se sapesserò che più in là si spingono peggiore sarà la punizione.
E ci tiriamo indietro. Ci tormentiamo l'un l'altro.
Ci diamo a poco a poco. Ma questo può solo peggiorare le cose.
Non fa che alzare la posta in gioco e il prezzo da pagare.
Perchè in questo modo si spianano le asperità,
il brancolamento e la fretta dell'amore; e la febbre arriva al culmine.
Alle nostre spalle, il fiume pulsa nell'oscurità.
I gomiti della notte poggiano sull'acqua e la notte li sta a guardare.
Ormai nuda mi accoccolo su te, la bocca sulla tua.
Avvolgo intorno a noi i capelli, come una tenda.
Come fanno i bambini per escludere il mondo.
Scivolo giù per fare conoscenza col resto del tuo corpo.
Il tuo collo. I tuoi capezzoli. Lo stomaco a tavolette di cioccolata.
Succhio quello che è rimasto del fiume nel buco del tuo ombelico.
Mi premo il calore della tua erezione sulle palpebre.
Assaggio il tuo sapore salato. Ti metti seduto e mi attrai a te.
Sento il tuo ventre tendersi sotto di me, duro come un'asse.
Sento la mia umidità scivolare sulla tua pelle.
Prendi un capezzolo fra le tue labbra e culli l'altro seno nel palmo della mano.
Un palmo guantato di velluto.
Ti guido dentro me.
Una volta dentro la paura viene allontanata e
la legge del corpo prende il sopravvento.
Il costo della vita sale a livelli insostenibili.
Occhi offuscati fissano altri occhi offuscati con sguardo
sicuro e una donna luminosa si apre ad un uomo luminoso.
Sono ampia e profonda come un fiume in piena.
Tu navighi le mie acque. Ti sento spingerti sempre più in fondo dentro me.
Smanioso.
Frenetico. Mi chiedi di farti andare più in là.
Più dentro. Sei impedito solo dalla mia forma. Dalla tua forma.
E quando vieni respinto, quando tocchi le profondità più estreme mie,
con un sospiro tremante e singhiozzante, anneghi in me.
I nostri corpi sono viscidi di sudore. Sento il tuo corpo uscire dal mio.
Il respiro farsi più regolare. Vedo rischiararsi i tuoi occhi.
Mi accarezzi i capelli, sentendo che il nodo dentro te si è allentato,
mentre in me è ancora stretto e vibrante.
Con dolcezza mi fai stendere sulla schiena.
Ti stendi su me, attento a non pesarmi addosso. Mi baci gli occhi.
Le orecchie. I seni. Il ventre. Io danzo per te.
Su quel pezzo di terra a forma di barca io vivo.
Mi attiri a te. Per quella che sembra un'eternità,
ma che dura pochi secondi mi addormento appoggiata a te.
La schiena contro il tuo petto.
Gli anni d'oblio mi scivolano addosso e volano via con ali appesantite e tremanti.
Come un pesante pavone d'acciaio.
E sulla mia strada compare un piccolo prato pieno di sole.
Erba ornata di farfalle azzurre. E dopo, un abisso.
Lentamente il terrore filtra di nuovo in me.
Per quello che ho fatto. Per quello che so di fare ancora. E ancora.
Mi sveglia il battito del tuo cuore contro il petto.
Come se stesse cercando un modo per uscire. Una costola mobile.
Un pannello segreto a soffietto. Le tue braccia mi circondano ancora,
sento i tuoi muscoli muoversi, mentre giocherelli con una ciocca dei miei capelli.
Io sorrido nel buio pensando a quanto amo le tue braccia, la loro forma,
la loro forza. A quanto mi sento al sicuro nella loro stretta, mentre invece è il posto più pericoloso in cui trovarsi. Tu avvolgi la mia paura dentro
una rosa dalla forma perfetta. La sollevi nel palmo della mano.
La prendo e la metto fra i capelli.
Mi faccio più vicina a te. Desidero essere dentro te,
di toccarti di più. Mi accogli nella cavità del tuo corpo.
Dal fiume si alza una brezza che rinfresca i nostri corpi accaldati.
E' un po fredda. Un po' umida. Un po' tranquilla. L'aria.
Ma cosa c'è da dire?
Possiamo aggrapparci alle piccole cose. Le grandi cose stanno acquattate dentro.
Non c'è posto dove possiamo andare. Non abbiamo niente. Nessun futuro.
Per questo ci aggrappiamo alle piccole cose. Abbiamo legato il nostro destino,
il nostro amore, la nostra follia, la nostra speranza,
la nostra gioia infinita alle piccole cose.
Ci preoccupiamo della loro fragilità,
nella quale abbiamo messo la nostra fiducia.
Attaccarsi alle piccole cose. Tutte le volte che ci separiamo,
pretendiamo solo una piccola promessa: a domani?
sappiamo che le cose possono cambiare in un giorno...
insostenibilesmarrimento alle ore
30/04/2003 21:25
| commenti
Spezie diverse possono aiutarci per problemi diversi, ma per ogni persona esiste una spezia speciale. Non per me, le maghe non devono mai far ricorso alle spezie per fini personali... E allora terrò questo mio cuore sbriciolato, cullerò il mio dolore... e come sempre pregherò perchè il tempo scorra veloce... sapevo dalle macchie a forma di lacrima sul mio coltello cosa sarebbe avvenuto... lo sapevo, ma non volevo pensarci...
insostenibilesmarrimento alle ore
30/04/2003 17:05
| commenti
Mi sembra di essere un attore intrappolato in un'astrusa rappresentazione, senza traccia di trama o di storia.
Incespico nella parte, covando il dolore di qualcun altro. Soffrendo la sofferenza di qualcun altro.
In un certo modo incapace di cambiare recita. O di comprarmi qualche mediocre esorcismo da un consulente con un po' di fantasia, che mi mettesse a sedere e mi dicesse: Non sei tu la peccatrice. Tu l'hai subito il peccato. Non hai il controllo della situazione. Non sei nè vittima nè carnefice.
Forse mi aiuterebbe. Forse se solo riuscissi, anche temporaneamente, a infilarmi il tragico capuccio della vittima... Allora sarei in grado di affrontare la cosa a viso aperto e di accendere in me la rabbia per ciò che accade... O di cercare un risarcimento. E forse alla fine di esorcizzare i ricordi che mi perseguitano.
Ma la rabbia non è alla mia portata e non c'è modo di affrontare la cosa a viso aperto... Questa cosa che reggo come un'appiccicosa arancia immaginaria in una mano...
Non c'è nessun posto dove appoggiarla. Non posso liberarmene. Devo continuare a portarla. Con cura e per sempre...
insostenibilesmarrimento alle ore
30/04/2003 08:54
| commenti
martedì, 29 aprile 2003
forse la cannella è la spezia che fa per me questa sera.
Io maga delle spezie, posso usare i miei poteri per la felicità altrui... esisterà una maga che possa aiutare me?
adesso cercherò nel sogno un po' di sollievo... notte magica a tutti voi...
insostenibilesmarrimento alle ore
29/04/2003 23:53
| commenti (1)
Avrei bisogno di aggrapparmi al sorriso della tua voce. Sentirla diffondersi in me come una luce sott'acqua, per farmi dare la forza di liberarmi dal dolore...
Ho il cuore così pieno di dolore che sono costretta ad aggrapparmi per non cadere. Possono due persone, per quanto profondo sia il reciproco amore, farsi davvero capire l'uno dall'altra? Spiegare le ragioni? Vale veramente la pena di provarci?
Sto per dire Lasciamo perdere, non capirai mai..
insostenibilesmarrimento alle ore
29/04/2003 19:25
| commenti
questa notte ho fluttuato attraverso un sogno, in cui un uomo sorridente mi stringeva a sè, alla luce di una lampada ad olio. L'uomo doveva combattere le ombre che guizzavano attorno a lui sul pavimento.
Ombre che solo lui vedeva.
I muscoli dello stomaco si sollevavano sotto la sua pelle come tavolette di un pezzo di cioccolata.
Mi abbracciava stretta, alla luce della lampada ad olio e luccicava come se l'avessero lucidato con una speciale cera...
Poteva fare solo una cosa alla volta.
Se mi abbracciava, non poteva baciarmi. Se mi baciava, non poteva vedermi. Se mi vedeva non poteva sentirmi.
Io avrei potuto toccarlo leggermente con le dita, e sentire la sua pelle liscia rabbrividire. Avrei potuto lasciar vagare le dita alla base del suo stomaco piatto. Con noncuranza, su quelle tavolette di cioccolata liscia.. E lasciare disegni di pelledoca sul suo corpo, come fa il gesso morbido sulla lavagna, come un alito di brezza in un campo di grano, come scie di aerei in un cielo celeste da chiesa. Avrei potuto farlo facilmente, ma non l'ho fatto. Anche lui avrebbe potuto toccarmi. Ma non lo ha fatto. Perchè nell'oscurità al di là della lampada ad olio, fra le ombre, c'erano sedie pieghevoli di metallo, sistemate in cerchio e sulle sedie persone che guardavano.
Oltre il cerchio delle sedie pieghevoli, c'era una spiaggia
cosparsa di bottiglie rotte di vetro blu. Le onde silenziose portavano nuove bottiglie blu da rompere e trascinavano le vecchie sul fondo.
C'erano suoni frastagliati di vetro contro vetro.
La notte stava coi gomiti appoggiati sull'acqua e stelle cadenti gettavano un'occhiata ai cocci in movimento. Delle falene illuminavano il cielo.
Lui nuotava. Io nuotavo.
La pelle di lui era salata. La mia anche.
Lui nonlasciava impronte sulla sabbia, nè increspature nell'acqua, nè la sua immagine nello specchio. Io avrei potuto toccarlo con le dita, ma non l'ho fatto. Ci limitavamo a stare insieme.
In silenzio.
Pelle contro pelle.
Una brezza polverosa e colorata mi sollevò i capelli e li avvolse come uno scialle intorno alla sua spalla.
Io volai attraverso il mio sogno con le ali pesanti e intirizzite, e mi fermai a riposare proprio sotto la pelle del sogno.
Se lui mi toccava non poteva parlarmi, se mi amava non poteva lasciarmi, se parlava non poteva sentirmi, se combatteva non poteva vincere.
Brillanti barre di sole balenavano sui miei capelli, io aspettavo sotto la pelle del sogno, non volevo farli entrare... non volevo ancora svegliarmi...
Lui spense con un soffio la lampada ad olio e si incamminò lungo la spiaggia coperta di cocci, scomparendo fra le ombre che solo lui vedeva...
Non lasciò impronte sulla sabbia.
le sedie pieghevoli furono ripiegate. Il mare nero fu lisciato, stirate le onde sgualcite. La schiuma fu imbottigliata. La bottiglia tappata.
La notte fu rimandata a data da destinarsi.
Aprii gli occhi.
Era stato un lungo viaggio, dall'abbraccio di lui a questo mattino.
Ero felice. Ma se si è felici in un sogno vale?
Cosa vale? La felicità... è valida?
La verità è che solo quello che vale è valido.
Se mangi in sogno significa che hai mangiato davvero?
E lui, l'uomo che non lasciava impronte, lui valeva?
insostenibilesmarrimento alle ore
29/04/2003 16:28
| commenti
[DIMMI SE TUTTO QUESTO È VERO]
Dimmi se tutto questo è vero,
amore mio,
dimmi se questo è vero.
Quando i miei occhi lampeggiano,
le oscure nuvole,
nel tuo petto,
danno risposte tempestose.
È vero che le mie labbra
sono dolci
come l'inizio del primo amore?
Che i ricordi di svaniti
mesi di maggio
indugiano nelle mie membra?
Che la terra, come un'arpa,
vibra di canzoni
al tocco dei miei piedi?
È poi vero che al mio apparire
la rugiada
cade dagli occhi della notte
e la luce del giorno
è felice quando avvolge con gioia
il mio corpo?
È vero, proprio vero
che il tuo amore vagò solitario
attraverso epoche e mondi
in cerca di me?
E che quando finalmente
mi hai trovato
il tuo vecchio desiderio
trovò una pace perfetta
nel mio parlare gentile,
nei miei occhi, nelle mie labbra
e nei miei capelli fluenti?
È vero, dunque, che il mistero
dell'infinito
è scritto sulla mia piccola fronte?
Dimmi, amore mio,
se tutto questo è vero.
da "Il Giardiniere"
insostenibilesmarrimento alle ore
29/04/2003 14:46
| commenti
P. Neruda
Abbiamo perso anche questo crepuscolo.
Nessuno ci ha visto stasera mano nella mano
mentre la notte azzurra cadeva sul mondo.
Ho visto dalla mia finestra
la festa del tramonto sui monti lontani.
A volte, come una moneta
mi si accendeva un pezzo di sole tra le mani.
Io ti ricordavo con l'anima oppressa
da quella tristezza che tu mi conosci.
Dove eri allora?
Tra quali genti?
Dicendo quali parole?
Perché mi investirà tutto l'amore di colpo
quando mi sento triste e ti sento lontana?
E' caduto il libro che sempre si prende al crepuscolo
e come cane ferito il mantello mi si è accucciato tra i piedi.
Sempre, sempre ti allontani la sera
e vai dove il crepuscolo corre cancellando statue.
Perché tu possa ascoltarmi
le mie parole
si fanno sottili, a volte,
come impronte di gabbiani sulla spiaggia.
Collana, sonaglio ebbro
per le tue mani dolci come l'uva.
E le vedo ormai lontane le mie parole.
Più che mie sono tue.
Come edera crescono aggrappate al mio dolore antico.
Così si aggrappano alle pareti umide.
E' tua la colpa di questo gioco cruento.
Stanno fuggendo dalla mia buia tana.
Tutto lo riempi tu, tutto lo riempi.
Prima di te hanno popolato la solitudine che occupi,
e più di te sono abituate alla mia tristezza.
Ora voglio che dicano ciò che io voglio dirti
perché tu le ascolti come voglio essere ascoltato.
Il vento dell'angoscia può ancora travolgerle.
Tempeste di sogni possono talora abbatterle.
Puoi sentire altre voci nella mia voce dolente.
Pianto di antiche bocche, sangue di antiche suppliche.
Amami, compagna. Non mi lasciare. Seguimi.
Seguimi, compagna, su quest'onda di angoscia.
Ma del tuo amore si vanno tingendo le mie parole.
Tutto ti prendi tu, tutto.
E io le intreccio tutte in una collana infinita
per le tue mani bianche, dolci come l'uva.

insostenibilesmarrimento alle ore
29/04/2003 14:32
| commenti
lunedì, 28 aprile 2003
Le parole sbadate.Sai cosa succede quando ferisci le persone?
Quando le ferisci cominciano a volerti meno bene. Ecco cosa fanno le parole sbadate.
Una fredda farfalla notturna con ciuffi inusitatamente fitti è atterrata sul mio cuore. Dove le sue zampette ghiacciate mi toccano sento la pelledoca. Sei pelledoche sul mio cuore ferito dalle parole sbadate. Sei pelledoche e una farfalla notturna.
La farfalla sul mio cuore ha aperto le ali di velluto. Il gelo striscia nelle ossa. Distende le ali lentamente. In fuori. In dentro. L'ammiccare pigro del predatore.

insostenibilesmarrimento alle ore
28/04/2003 22:46
| commenti (2)
Oh, spezie così consapevoli della mia debolezza più profonda... accetterò il vostro decreto. Nonostante il terrore e il cuore spezzato, la solitudine... mi sottometterò a vivere questa vita finchè dovrò...
Sarà la mia espiazione. L'accolgo volontariamente su di me. Non per aver fatto del male, perchè ho agito per amore e dove c'è amore non ci sono peccati. Se dovessi ricominciare mi comporterei allo stesso modo. Oltrepasserei la soglia proibita della bottega ancora una volta per avere quello che ho avuto...
Ma lo so, c'è un prezzo da pagare per ogni regola infranta. L'equilibrio turbato va ripristinato. Se una persona conquista la felicità, un'altra deve assumersi il fardello della sofferenza.
Spezie concedetemi un poco di sonno, stanotte. Un poco di riposo, protetta dagli artigli del mondo in attesa, perchè sono stanca e, sì, ho paura...
insostenibilesmarrimento alle ore
28/04/2003 18:52
| commenti
Oggi sento i pianeti girare sempre più veloci, le ore sono pietre scagliate attraverso il cielo.
Non ho tempo per riflettere.
Mi resta solo il tempo per pregare.
Spargo la spezia del mio nome, il sesamo, granuloso. Per proteggermi e per coprirmi.
Affondo le mani nella curcuma, la spezia di rinascita con cui ho cominciato la mia storia e prendo
l'orcio di pietra dei peperoncini. Già le membra protestano e dolgono.
Allontano dai pensieri tutto ciò che ho amato e mentre la mente si svuota mi invade un sorprendente senso di pace...
insostenibilesmarrimento alle ore
28/04/2003 09:05
| commenti
La mia vita mi sta di fronte, tortuosa quanto i vicoli delle vecchie città...
Spezie che cosa avete in mente? Spezie dentro di me sono già partita, sto precipitando nello spazio e nel tempo, la pelle sfiorata dalle meteore, i capelli in fiamme...
Non prolungate la mia agonia, vi imploro... prostrata e terrorizzata come volevate...
Un silenzio più profondo di quanto abbia mai udito, perfino i pianeti bloccati nell'immobilità...
insostenibilesmarrimento alle ore
28/04/2003 00:30
| commenti
tutto può cambiare in un giorno. Poche manciate di ore possono condizionare l'esito di vite intere. E, quando lo fanno, quelle poche manciate di ore, come i resti tratti in salvo da una casa incendiata, l'orologio annerito, la foto strinata, il mobile bruciacchiato, vanno disseppelliti dalle rovine ed esaminate. Conservate. Spiegate.
Cose normali, piccoli fatti, sventrati e ricostruiti. Impregnati di significati nuovi. Tutto a un tratto diventano lo scheletro sbiancato di una storia...
insostenibilesmarrimento alle ore
28/04/2003 00:04
| commenti
domenica, 27 aprile 2003
"Comincio questa lettera che il cielo è un fondo azzurro di cartone. Sembra che le sagome delle case siano state ritagliate da un bambino, tutte nette e sicure. Come dovrebbero essere e non sono mai. Ma oggi sì. Oggi che comincio questa lettera, sembra che tutto sia al posto giusto. I comignoli, le antenne, le padelle satellitari, i rami degli alberi. Oggi c’è la luce giusta e i rumori sono appena percettibili dietro i vetri chiusi. Un giorno sereno. Scrivo questa lettera con la speranza di riuscire a dirti delle cose. Con la speranza che un po’ di quell’ordine azzurro e verde che vedo dalla mia finestra, entri dentro le frasi e le renda leggibili: le lettere sono sempre così intime che si fa fatica a capire di cosa parlino davvero. Vorrei scriverti una lunga lettera che ti tenesse compagnia per molti giorni, una lettera da chiudere e riaprire come un carillon e che continuasse a suonare a lungo. E ogni volta in un modo diverso. Ci saranno dentro i momenti trascorsi insieme, le emozioni che ho sentito. Come se ti stessi parlando, ma senza dirti nulla di preciso. Non ho paura che tu possa perdertici dentro. Voglio ricordare. E aiutare te ad entrare dentro i miei ricordi, perché diventino anche i tuoi. Perché tu possa avvolgerteli attorno e scaldarti al loro fuoco. E’ così che è successo: bocca aperta e muta. Aperta sul tuo sesso. Aperta sulle tue labbra. Acqua che scivola, dalla tua lingua alla mia bocca. Acqua che dalla mia bocca scivola sulla tua pelle. Sto in silenzio. Assomiglia ad una preghiera, ma dentro le parole continuano a combattere, a confondersi, ad accavallarsi. Oggi pomeriggio, alle tre in punto, ho guardato il cielo sopra la mia testa. Ti ho pensato. Ma vedevo solo l’azzurro e le parole che non ti ho detto. Cielo e parole che continuano a stare sopra di me, a muoversi solide, a fare rumore. Tutte le cose che non ti ho detto e quelle che tu non hai detto a me. Un peso che mi schiaccia come un macigno trasportato sulla schiena. Guardo fuori dalla finestra e vedo linee blu e bianche oltre il vetro. Riesco a ricordare solo inquadrature, frammenti di sogni, come spezzoni di film incollati assieme senza alcun nesso. Sarà che quando si è soli, i pensieri si sentono liberi di assalirti, di costringerti a pensarli anche quando non ne avresti voglia. Corrono tutti assieme, ti si buttano contro, cercando di scavalcarti. Ho fatto un sogno dopo un nostro incontro: stavo salendo delle scale che portavano ad una piccola casa costruita nel bosco. Una specie di palafitta. Dentro c’eri tu, steso su un letto. Avevi perso un braccio e avuto una moglie. Era passato del tempo. Cosa ti è successo, ti ho chiesto. La vita è passata, mi hai risposto, ma sono ancora il tuo uomo.
Mentre ti scrivo lo schermo del mio computer è bianco nel pomeriggio che scivola. La tua lingua e le tue labbra sul mio viso marchiano la pelle con tatuaggi invisibili. Dove posso trovarti? Ancora il profumo della tua pelle intorno. Dove posso trovarti stanotte? Oggi mentre prendevo il caffè, ho sentito un leggero solletico: un capello biondo e sottile era scivolato sul mio collo. L’hai dimenticato intrecciato nei miei, più scuri. Posso trovarti nel silenzio, da sola, toccando e accarezzando, seguendo tutte le tracce che hai lasciato su di me. Silenziosa. Silenziosa e pregando, non so nemmeno cosa. Richiamando il tuo viso, i tuoi occhi che cambiano. Dove posso trovare le tue mani, il tuo dito che mi esplora, cercando la geometria segreta del mio sesso? Dove? Devo chiudere gli occhi, lasciare che tutto scivoli via. Chiudere gli occhi e venire……… Ogni volta mi sento diversa. Silenzio. Scrivere senza parole. Dipende dalla sintassi, forse. Fare in modo che le parole assumano ruoli differenti, che si incastrino con una forza nuova. Ci hai mai pensato? Le persone con cui si riesce a stare in silenzio, sono poche. La gente pensa che stare insieme, voglia dire parlare e così le parole diventano panico, imbarazzo, i vuoti sono momenti da riempire. Stare in silenzio, invece è pienezza, è condividere l’essenziale. La felicità è inspiegabile, è come un’acqua calma che sale dentro, movendosi lenta, con un ritmo simile al battito del cuore. Ho sentito qualcosa di simile a questo, insieme a te. Ho scritto molte lettere. Le ho scritte in tempi diversi, ho comprato francobolli di tutte le pezzature. Ho scritto a mano, a macchina, col computer. Questa volta vorrei provare a scrivere col silenzio. Cerco sempre di ricordarmi i dettagli, per salvarli dall’inceneritore istantaneo della memoria. Ho cercato di impararti a memoria. Ho imparato qualcosa su di me. Con le mani e con le labbra hai seguito i contorni del mio corpo, contrassegnato i confini e dato un nome a tutto. Parole magiche, tocco magico. Parole e gesti che avrebbero dischiuso il mio corpo e l’avrebbero trasformato in una foresta, in uno spazio meraviglioso e sconosciuto in cui affondare e perdersi. Oggi i miei occhi alternano pieni e vuoti. Pieni e vuoti come tutti gli spazi aperti del mio corpo, adesso che non sei qui. Sono stata così: riempita. Di te. La testa invasa da immagini che ti riguardano. E c’è un intero universo di parole che non conosco, riguardo a te. Ogni contatto fra pelle e pelle, tra lingua e pensieri, ha bisogno di una nuova traduzione secondo regole che ancora non conosco. Le cerco come nelle fiabe si cercano le tracce della principessa scomparsa. Saranno forse briciole di pane che brillano alla luce della luna. Una scarpa di cristallo, oppure un capello confuso nella polvere. Cerco la chiave che possa aprire lo scrigno magico. Forse è una parola. O un soffio silenzioso. Abbiamo già parlato del silenzio. Ma viviamo nel caos. Spesso lo scegliamo. Nella molteplicità di voci e storie, i rumori della città intorno, chiamate telefoniche, fax, segreterie. Conversazioni sconnesse, musica ad alto volume, bassi che risuonano dentro, tra lo stomaco e il cuore. Cerco nuova luce nella confusione. Ma quando siamo vicini……… luce e corpi nudi. Parole senza senso che sono il silenzio degli amanti. Niente musica. I suoni vengono da dentro……
Continuo a scrivere… Il pomeriggio è di gomma. si scioglie sotto le ultime onde di sole. Cola sulla testa delle case, sui rami degli alberi, su tutte le cose. E’ azzurro e arancio e scurisce in fretta. C’è un deserto nelle tue parole, a volte, che non sono capace di attraversare. Dici di essere tranquillo con la voce di chi tranquillo non è. Sei stanco. Ti ho conosciuto vitale, dirompente, appassionato, lirico, devastante, devastato, bastardo e vivo… ora che non sei qui, continuo a pensare che sei tu l’uomo che avrei voluto, ancora simile a quello che vorrei… Ti amo come il primo giorno, come la casa di quando ero piccola, come mia madre, come il vento…
Il tuo sesso nella mia bocca e le tue mani, catene, a sfiorarmi la nuca.
Quando è stato il primo bacio? Perché non lo ricordo… ricordo tante cose… ma il primo bacio no…
I baci vengono come le parole. Hanno la stessa forma inquieta. escono prima le parole. Io ti guardo la bocca e le vedo davvero: sono cristalli lucidi e freddi. Però hanno spigoli sciolti che mi si incastrano addosso senza fare male.
La luce s’inclina sul tavolo, la tazza di caffè fuma accanto al mio avambraccio… i ricordi… come ospiti attesi arrivano e bussano alla porta prima di rivelarsi. Ricordi.
Queste righe incerte, barcollanti come formiche stremate dal carico che si trascinano dietro, non servono a niente, lo so.
In una stanza vuota, una donna scrive lettere d’amore a qualcuno lontano. Mi spiace d’essere così banale. Ma forse l’amore lo è sempre. E forse sono proprio la ripetizione e la banalità a renderlo così sacro e unico e continuamente nuovo. Riflessioni piccole. La luce che scende intorno alla casa… Devo smettere di scrivere ora, scusami. Sono stanca e ho bisogno di mangiare qualcosa. Dentro la casa le tende ondeggiano… le ombre diventano soffi… immagino che fuori ci sia il mare. Tende bianche e vaporose e il mare fuori. Mare liscio e scintillante sotto il sole… sotto la luna… Non siamo mai stati al mare insieme…
Passavo le dita fra i tuoi capelli. Onde morbide… facevo scivolare i palmi sulla tua pelle… liscia come uno specchio d’acqua. I tuoi occhi avevano lampi improvvisi. La notte con te non mi fa paura.
Le stelle, stasera, le guarderò dalla finestra, dietro i vetri le mie labbra lasceranno aloni rotondi e bianchi. Invisibili da fuori. Mi alzo, ma torno. Lo schermo del computer è sempre acceso nella stanza ormai buia. Le lettere hanno un tremolio luminoso che fa male agli occhi. Lascio questa lettera. Ma torno. Torno. E le parole che scrivo con le mani intorpidite in questa notte che scende sono per te, tutte per te. La notte affonda nel nero. Fuori dai vetri non riesco a distinguere più nulla. E’ la seconda metà della notte, quella più cupa, quella che mi fa paura. E’ adesso che i ricordi, tutti i ricordi, si fanno più aguzzi. E’ adesso che sento la stanchezza salire nelle mani e nelle frasi che scrivo. La mia lettera invecchia di colpo, la voce si fa sottile, appena un sussurro spaventato. Resuscito giorni e notti, parole e gesti. Mi sento un’apprendista. Piccola maga che cerca di far combaciare voce e tempo e sospetta che questo sia davvero pericoloso, ma continua a farlo. Non cede alla paura e nemmeno al sonno. Voglio dirti tutto. Pensare tutto e scriverlo. Dirti tutte quelle cose che ancora non ti ho detto, farle suonare e prolungare quel suono stentato e storto, piegarlo ad una specie di musica. Voglio dirti tutto. Il tuo viso, le tue mani, la voce, il tuo corpo, si accumulano su di me, mi vestono. E a seconda della stagione, a seconda dello sguardo, i vestiti cambiano e i tuoi fragili doni si trasformano in abiti regali da principessa delle fiabe, oppure in stracci logori da barbone.
Mi manca il tempo. Questa notte sta per finire e il sonno vuole afferrarmi. Se fossi ancora capace, come lo ero da bambina, di far cantare il silenzio, ora potrei chiudere gli occhi, sollevare appena le dita nell’aria e far muovere gli oggetti… se fossi ancora capace…
L’architettura minima di questa lettera si sta dissolvendo, lo vedi…
cade a pezzi, s’ingarbuglia. O forse le parole scritte, come gli eventi e le persone, si condensano attorno ad un nucleo secondo una configurazione impossibile da pianificare. C’è silenzio nella casa. Quel tipo di silenzio che puoi sentire solo di notte. Le foglie degli alberi che frusciano sembrano monete che qualcuno scuote dentro la mano chiusa. Ho trovato un tuo messaggio. Grazie. Era passato troppo tempo dall’ultima volta che qualcuno mi aveva toccato così forte. Mi sento come se mi stessi dissolvendo. In silenzio. Un silenzio concentrato e fluido. Come acqua sapiente che si accomoda sulla pelle scivolando e seguendo le curve. Quel preciso, esatto silenzio che assomiglia all’amore"
insostenibilesmarrimento alle ore
27/04/2003 22:31
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Desideravo. Una volta desideravo che il silenzio mettesse radici in me e cominciasse a diffondersi...
Immaginavo. Vivevo minuto per minuto quello che mi sarebbe accaduto se avessi permesso al silenzio di annidarsi nella mia anima.
Ecco, il silenzio esce dalla testa, mi avvolge tra le sue braccia melmose. Mi culla al ritmo di un battito antico, fetale. Allunga le ventose dei suoi tentacoli furtivi centimetro dopo centimetro dentro il mio cranio, ripulendo come un aspirapolvere le vallette e le colline della memoria, sloggiando vecchie frasi, scuotendole via dalla punta della lingua. Spoglia i pensieri dalle parole necessarie a descriverli, lasciandoli nudi e spellati. Indicibili. Intorpiditi. E quindi agli occhi degli altri, quasi assenti.
Piano piano mi sarei abituata alla piovra irrequieta che vive dentro me e che avrebbe dovuto schizzare inchiostro anestetizzante sul passato. E la ragione del mio rinchiudermi nel silenzio sarebbe scomparsa, seppellita in qualche punto profondo, tra le pieghe consolanti di quella realtà...

insostenibilesmarrimento alle ore
27/04/2003 21:55
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martedì, 22 aprile 2003
Ho un amico apprendista stregone... che cerca per me poesie, così che io abbia più tempo per dedicarmi alle mie amate spezie, ai miei pensieri, alle mie emozioni...
Amore a me......
Amore a me vicino
di tua crudeltà mi consola,
fuori è notte e cade
una dolce pioggia improvvisa.
La famigliare lampada rivela
le intime e care cose,
amore parla, e parla di te
sommesso, come acqua fra erbe alte.
insostenibilesmarrimento alle ore
22/04/2003 21:24
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Le molecole dell'universo si dissolvono e si riuniscono per generare nuove forme. Io non sono in grado di scrutare nel regno delle possibilità perdute... quello non lo so fare... ma sento a volte tanti spilli pungermi l'anima...
Questa sera dovrò preparare un unguento di freddo fuoco, di ghiaccio bollente, per far sudare via il dolore e cosa ancora più tremenda, il ricordo del dolore, che noi esseri umani sembriamo incapaci di scrollarci di dosso...
E' assai più facile essere saggi qui, nella testa, che qui... dentro il petto...
insostenibilesmarrimento alle ore
22/04/2003 17:12
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insostenibilesmarrimento alle ore
22/04/2003 10:26
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Alcuni dicono che
quando è detta,
la parola muore.
Io dico invece che
proprio quel giorno
comincia a vivere.
da: Emily Dickinson
Sei la mia consolazione più pura
Sei la mia consolazione più pura,
sei il mio più fermo rifugio,
tu sei il meglio che ho
perché niente fa male come te.
No, niente fa male come te.
Bruci come ghiaccio e fuoco,
tagli come acciaio la mia anima –
tu sei il meglio che ho.
Karin Boye -
insostenibilesmarrimento alle ore
22/04/2003 10:25
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Biancospino.
Biancospino.
La pianta che calma le tensioni. Che fa guardare avanti, protetti dal velo della tranquillità.
Ho trascorso questi giorni nei boschi, in mezzo alle siepi di biancospino fiorito...
Una maga delle spezie che giocava a fare l'elfo dei boschi...
Ma quanta pace... quanta serenità...
Oggi sono tornata... per una pausa... poi riparto...
insostenibilesmarrimento alle ore
22/04/2003 08:53
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venerdì, 18 aprile 2003
(a. merini)
La notte se non è rapida
non fa in tempo a coprire il sogno.
Lanterne sono i miei occhi e tu
il fiato che le appanna.
Dormi sul cuore di tutti
o piccolo asfodelo
e non appena le unghie
avranno scalfito il gelo dell'inverno
tornerai tu ranuncolo pieno
a rendermi felice.
Avide le tue coppe di avorio
avidi i testicoli del desiderio
e le dita piene di prugne
ingemmano i vasti odori.

insostenibilesmarrimento alle ore
18/04/2003 15:12
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Parto... lascio per un po' la mia bottega... forse dovrei esporre un cartello,
ma so già di non farlo, non saprei cosa scrivere... che una maga disobbediente va a giocare alla vita? no... non metterò nulla... mi allontanerò in silenzio... nascondendomi ai vostri sguardi...
Troverete le parole invecchiate sotto i vostri occhi, troverete le emozioni fissate alle pareti dagli scintillanti arabeschi delle ragnatele...
ma tornerò. Sì tornerò. Avro' ancora emozioni da donarvi, parole nuove, non ancora intaccate dal tempo...
Adesso sto provando il desiderio di prepararmi a questa assenza riordinando, gettando il superfluo... allineando in fila i tozzi barili, le ampolle luminose, i sacchi colmi...
No... non lo farò...
Nulla di tutto quello che è in questa bottega è un fardello inutile... tutto quello che vi è nascosto, esposto... fa di me quella che sono... ogni brandello di parola è parte della mia vera essenza....
insostenibilesmarrimento alle ore
18/04/2003 13:43
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giovedì, 17 aprile 2003
E' quasi ora di coricarmi... batto le mani davanti ad ogni porta e pronuncio le formule per tenere fuori i ratti e topi, e i folletti che coprono le lenticchie di muffa verde...
Le pareti della mia bottega si fanno indistinte, sempre più confuse, fino a diventare invisibili
a occhi estranei. Persino voi pensereste di vedere solo ombre fluttuanti in uno spazio vuoto.
Intorno a me sacchi di farina di miglio, tozzi barilotti dalla rassicurante solidità. Sacchi di sale marino luccicante a farmi compagnia. Le spezie sussurrano i loro segreti, sospirano di piacere.
E anch'io sospiro di piacere. Quando mi corico, da ogni direzione questo mondo fa vibrare in me il suo dolore, la sua paura, il suo amore pieno d'impazienza. Tutta la notte posso viverla, se voglio quella vita normale a cui pensavo di voler rinunciare... attraverso i mille pensieri che mi rotolano dentro...
Maga, dalla vita così così calma, così controllata, così uguale a se stessa, non è forse dolce quanto il vino questo sapore di dolore mortale e di mortale speranza?
insostenibilesmarrimento alle ore
17/04/2003 22:56
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E' assurdo
dice la ragione.
E' quel che è
dice l'amore.
E' infelicità
dice il calcolo
Non è altro che dolore
dice la paura
E' vano
dice il giudizio
E' quel che è dice l'amore
E' ridicolo
dice l'orgoglio
E' avventato
dice la prudenza
E' impossibile
dice l'esperienza
E' quel che è
dice l'amore.
(Erich Fried)
insostenibilesmarrimento alle ore
17/04/2003 22:43
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...non avessi sperato in te
e nel fatto che non sei un poeta
di solo amore
tu che continui a dirmi
che verrai domani
e non capisci che per me
il domani è già passato.
(alda merini)
...potevi essere la canzone del mio umile sguardo
e sei diventato l'inferno delle mie ore.
potevi tradire finalmente il destino
e sei diventato aquila di furbizia.
(alda merini)
insostenibilesmarrimento alle ore
17/04/2003 22:16
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per una lepre che viene a scuriosare....![]()
Mia Martini
Almeno tu nell'universo
Sai, la gente è strana prima si odia e poi si ama
cambia idea improvvisamente, prima la verità poi mentirà lui
senza serietà, come fosse niente
sai la gente è matta forse è troppo insoddisfatta
segue il mondo ciecamente
quando la moda cambia, lei pure cambia
continuamente e scioccamente.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo !
un punto, sai, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto
come un diamante in mezzo al cuore.
tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo!
non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero di più, di più, di più.
Sai, la gente è sola, come può lei si consola
per non far sì che la mia mente
si perda in congetture, in paure
inutilmente e poi per niente.
tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo !
Un punto, sai, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto
come un diamante in mezzo al cuore.
tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo !
Non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero di più, di più, di più.
insostenibilesmarrimento alle ore
17/04/2003 15:51
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mercoledì, 16 aprile 2003
La vita
sarebbe forse più facile
se io
non ti avessi mai incontrato
Meno tristezza
ogni volta
che dobbiamo separarci
meno paura
della prossima separazione
e di quella che ancora verrà.
E anche poco
di quella nostalgia impotente
che quando non ci sei
vuole l'impossibile
e subito
fra un istante
e che poi
poichè non è possibile
resta turbata e respira a fatica.
La vita
sarebbe ora
più facile
se io
non ti avessi incontrato
Soltanto non sarebbe
la mia vita.
(Erich Fried)
insostenibilesmarrimento alle ore
16/04/2003 21:37
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dicono: chi ha le mani sporche non può toccare nulla...
ed io..... di cosa ho macchiate le mani?
di lacrime, forse?
insostenibilesmarrimento alle ore
16/04/2003 19:22
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finocchio, spezia del mercoledì
Finocchio, la spezia del mercoledì, il giorno di mezzo, dedicato alle persone di mezza età.
Corpi dimentichi della passata flessuosità, bocche sconfitte dal peso di una vita così diversa da quella sognata.
Finocchio, bruno come la terra umida, la corteccia degli alberi, le foglie che volteggiano nel vento autunnale,
profumato dei cambiamenti in procinto di arrivare...
Seme di finocchio per la forza interiore necessaria...
insostenibilesmarrimento alle ore
16/04/2003 15:31
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martedì, 15 aprile 2003
Piango. Lacrime che non so trattenere.
Lacrime disobbedienti quanto semi di melograno rovesciati per sbaglio...
insostenibilesmarrimento alle ore
15/04/2003 23:39
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Cumino, neroblu luccicante, cumino a forma di lacrima, dal profumo di tigre, aspro e selvaggio.
Stasera di nuovo taglierò semi di cumino per chi soffre. Per tutti e pure per lui, che è come un dolore dentro di me, e quando pronuncio il suo nome il petto sembra spaccarsi in due. Chiuderò la porta a chiave e resterò alzata tutta la notte per questo, e il coltello si alzerà e scenderà argenteo e regolare quanto un sacro respiro. Così potrò dire a lui: possa tu essere sano e salvo, in questa vita e per sempre. Non avrò nessuna indulgenza per me stessa. Per tutta la notte invece sussurrerò nell'aria preghiere di purificazione per tutti quelli che soffrono, per ogni lingua schiacciata. Per ogni cuore ridotto al silenzio.....
insostenibilesmarrimento alle ore
15/04/2003 22:07
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Spezie, sto intonando il canto di propiziazione. Non potete per una volta imboccare la strada del perdono?
Il mondo non funziona così, sciocca maga che s'illude di saper richiamare indietro lo scroscio della cascata, di poter chiedere
all'incendio nella foresta di ritirare le sue rosse lingue di fiamma...
insostenibilesmarrimento alle ore
15/04/2003 18:45
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lunedì, 14 aprile 2003
La notte avvolta nella sua splendida stola di stelle spesso inganna - soprattutto quando desideriamo che qualcosa sia proprio come sogniamo. Soltanto la luce imparziale del giorno ci costringe ad affrontare la quotidiana realtà dei fatti...
Ma adesso io ti sento arrivare a me... Il tuo corpo è una colonna di calore lungo le strade affollate, hai camminato con passo fermo, ma gentile, quasi tu posassi i piedi non sul cemento, ma sulla pelle della terra...
Cosa vedi in me? Cosa vuoi da me?
Qualcosa vacilla nella tua mente, un lieve ondeggiare simile a quello delle alghe di profondità, quasi invisibile nelle ombre dell'acqua salmastra. Un desiderio. Non sono ancora riuscita a leggerlo. Io, da sempre colei che esaudisce i desideri, e mai oggetto di desiderio... Entra... non disturbi, come si può essere disturbati da chi si è lieti di vedere?
Tentazione. Soffice come un letto di seta... Sarebbe così facile abbandonarvisi...
Ti prego. Non andare, penso. Non devi dire niente se non vuoi. Solo, stai con me ancora per un poco.
Ma non posso pronunciarle, le parole di preghiera che lascerebbero nudo il mio cuore così pieno di bramosia...
Ci stai pensando. Arido come artigli, il respiro trattenuto mi raschia il torace.
Sollievo. Il sollievo mi invade come un fiume. Quando inspiro, l'aria in gola è dolce quanto il miele.
Non se n'è andato non se n'è andato.
Stanotte farà ancora una volta parte dei miei sogni.....
insostenibilesmarrimento alle ore
14/04/2003 21:33
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Quando la speranza pulsa selvaggiamente, non posso rinunciare a combattere e permettere alla notte di gettare la sua rete d'inchiostro... E' ribellione? E' compassione? Forse lo saprete meglio di me, per quanto mi riguarda siedono l'una accanto all'altra, i contorni dell'una sfumati in quelli dell'altra fino ad assumere un identico colore...
insostenibilesmarrimento alle ore
14/04/2003 17:55
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E' sempre così quando ci inoltriamo nei territori del proibito, da taluni chiamato peccato?
Il primo passo ci stringe in una morsa, ossa e sangue, ci strappa il respiro.
Anche il secondo è una tortura, ma è più sopportabile. Con il terzo la sofferenza ci passa sopra la testa come una nube di pioggia.
Presto non proveremo più dolore, non sentiremo più nulla... O almeno così speri...
insostenibilesmarrimento alle ore
14/04/2003 17:47
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qual'è la cosa più triste del mondo?
Qual'è la cosa più triste al mondo? Forse essere fra le braccia di una persona al cui solo pensiero si accendeva in te un meraviglioso lampo di luce, tanto l'amavi, e provare... no, non odio, quello sarebbe qualcosa. Sentire espandersi dentro te un immenso gelo, sapere che potresti restare lì o andartene e non farebbe alcuna differenza...
Si, forse questa è l'esperienza più brutta, anche se io ho cercato ultimamente, di abbandonare il vecchio per nuovo senza preoccuparmi troppo di quanto mi lasciavo alle spalle. E mi ero convinta che i vuoti spazi echeggianti del cuore siano parte integrante della condizione umana, non meno del nostro desiderio di colmarli...
Ma adesso... adesso mi sento il petto schiacciato tra i rulli usati dalle lavandaie per strizzare i panni... Per una volta ancora sto cedendo all'amore... All'amore umano, tutto ingarbugliato, generoso e insieme esigente e imbronciato e ardente. Il pericolo mi spaventa...
insostenibilesmarrimento alle ore
14/04/2003 14:33
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sempre dal passato... " Hai ferito a morte il nostro amore... Non ti dirò il luogo e le parole che meriterebbero il segno della fine del mio amore. Non lo capiresti. Sei intelligente, sensibile, generoso... ma non capiresti... o almeno non hai voluto capirlo... Non ti rimprovero... Mica puoi rimproverare a un corridore che va troppo forte, o che in quella curva ha esagerato, o che per guadagnare un attimo di rilassamento da riimpiegare poi, si distrae nel rettilineo a duecento chilometri all'ora. Ecco, per te il fatto che ha determinato la nostra vita, certamente il nostro amore uccidendolo, è stato un attimo di distrazione, di riposo. Ma io ti ho odiato. Come se tu fossi uscito di strada e mi avessi travolto e pretendessi che vivessi ancora. Non vivo più invece. Sono morta al tuo amore, e se non ti ho lasciato subito è perchè non ci riuscivo: come quelle anime che, dicono, rimangono intorno al luogo della morte violenta aleggiando sul cadavere per orientarsi. Tu sai, io non credo alla reincarnazione, ma quando ho ricevuto quel colpo, quel terribile contraccolpo d'amore,perchè era proprio l'amore che mi urtava così violentemente, mi sono sentita rattrappita, e mi pareva di spremere la mia anima: diversa da me, per odiarti. Ora non ti odio più, sono solo spaventata dalla massa pericolosa dell'amore che deraglia senza saperlo... Se ti odiassi ancora ti direi che vado con un altro e forse questo salverebbe il nostro amore perchè io sarei vendicata e tu sconfitto... Non ti manderò questa lettera, capiresti che sono sola e ho la possibilità di reggere unicamente perchè mi cerchi... Ho così caro il tuo amore che è per tenermelo stretto che non ti voglio più. Muore dolcemente dentro me, da quando ho smesso di odiarti... "
insostenibilesmarrimento alle ore
14/04/2003 14:13
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domenica, 13 aprile 2003
Maga delle spezie, oggi la danza ti riempie la testa...
sei qui, nel tuo rifugio dalla vita...
in realtà questo luogo è diventato un tempio al tuo amore...
che ironia nelle cose, maga....
insostenibilesmarrimento alle ore
13/04/2003 22:52
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Imparare a camminare nella vita come sulle punte in un balletto...
La vita è una danza...
E l'amore è una corda di vetro frantumato che ti si avvinghia al cuore e ti strappa via,
sanguinante,
da ogni dovere...
insostenibilesmarrimento alle ore
13/04/2003 21:42
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ti ho sognato...
Spegni una lampada. Nella luce fresca di un argenteo chiaro di luna ho sentito il tuo respiro dietro di me. Ho le tue braccia intorno alla vita. Le labbra sull'orecchio, un sussurro caldo quanto la pelle.
Chiudo gli occhi. Mi stai baciando le spalle, il collo, una sequenza di teneri baci giù lungo la spina dorsale. Mi giri verso te, sbottoni il vestito.
Le tue mani si muovono come colombe sul mio corpo.
Guardami. Toccami.
La mia mano scivola sotto la tua camicia. La pelle è soda, liscia.
Il tuo corpo suscita in me una sorprendente tenerezza, io che ho sempre ambito al potere della perfezione, scopro come la fragilità umana possieda un suo potere.
Bacio l'incavo alla base della gola per fare mio il tuo breve ansito che ti corre dentro. Poi le tue labbra sono dapperttutto, la tua lingua mi solletica e mi fa impazzire.
Io, maga delle spezie, non avrei mai pensato di dover imparare così in fretta le vie del piacere, il piacere che fluisce sulla pelle, simile a un tiepido miele, sui polpastrelli, sulle dita dei piedi, in ogni poro.
Distesi sul letto, le pareti non esistono più, nei capelli scintillano le stelle.
Mi sollevi su di te, il viso sommerso dai miei capelli, canto d'acqua fluente.
So già cosa fare... rauche risate, poi solo rantoli e brividi.
Usa tutto... mi dice la voce della spezia, bocca, mani, unghie, denti, battiti di ciglia sulla pelle, sguardi...
Dai e prendi...
Fa di lui l'esploratore di questa terra vergine che è il tuo corpo, montagne, laghi e città. Fagli inventare strade là ove prima non ne esistevano. Lascialo penetrare infine nel luogo ove sei più profonda e più ignota, intrico di viticci, urlo di giaguaro, profumo conturbante di tuberosa selvatica, fiore notturno.
Perchè l'amore non è forse l'illusione di aprirsi completamente l'uno all'altra, di abolire ogni intollerabile distanza?
Perchè spezia lo chiami illusione? Io davvero voglio donare a quest'uomo tutti i miei segreti, il mio passato e il mio presente...
E il tuo futuro? ah... spezia crudele...
neanche nei sogni mi lasci libera?
Intanto tu mi attiri a te per i fianchi, con imperiosa urgenza, ancora, ancora, ancora...
Le ossa fuse insieme, finchè non sento la scarica bollente prenderci entrambi. Finchè non siamo un sol corpo, e molti e nessuno al tempo stesso.
E proprio allora mi assale la tristezza, un senso di calore abbandona la mia pelle come l'ultima sfumatura del giorno sbiadisce nel cielo della sera. Una parte di me sta morendo, un canto si spegne in ciascuna cavità delle ossa...
Non devo pensare adesso. Adesso devo restare qui abbracciata a te, mentre il ritmo del respiro pian piano si placa. Per un momento le tue braccia intorno a me sono un baluardo su cui il tempo non può infierire. Con le labbra sulle labbra ci parliamo in sussurri assonnati, parole affettuose, senza senso. Il sudore della tua pelle. Il ritmo del tuo sangue, che già conosco intimamente quanto il mio.
La tenerezza dopo aver estinto la sete del desiderio, cosa c'è di più dolce?
insostenibilesmarrimento alle ore
13/04/2003 15:31
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sabato, 12 aprile 2003
Oh, se avessi le tue ali, vento,
e se potessi sfrecciare senza indugio sulla via
saprei bene dove dirigere il mio volo.
E se sedessi su, su queste nubi quiete
che corrono per l'universo azzurro
saprei bene dove far correre il mio sguardo.
Se potessi comporre, sorgente, un canto
con la tua voce
tenero e dolce da far scorrere lacrime
saprei a chi far udire il mio canto.
Se potessi sorridere dolcemente come una stella,
sorridere luminosa da commuovere chiunque;
saprei a chi mandare un sorriso d'amore.
E se avessi una mano tanto calda e forte e tenera
da carezzare via dolore e rimpianto
saprei chi guarire e sostenere.
Vedo e sento dove l'anima mia vorrebbe dirigersi
se il desiderio profondo del mio cuore potesse decidere;
so che volerebbe senza indugio in seno a te....
(Ulda)
insostenibilesmarrimento alle ore
12/04/2003 19:39
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sabato...
il sabato mi arriva addosso come l'inatteso
lampo d'arcobaleno sotto l'ala di un corvo nero,
come la gonna allargata all'improvviso
nelle giravolte di una ballerina,
sempre più veloce... sempre più veloce...
Sabato è l'esplodere di strumenti a percussione...
Sabato mi toglie il fiato...
C'è tanta gente il sabato intorno a me,
la pareti sembrano dover tirare un respiro
profondo per riuscire a contenerla...
Tutti a domandare più delle parole,
a chiedere la felicità anche se nessuno
sembra sapere dove o come.
E perciò devo ascoltare le pause,
soppesarle con le mani dalle ossa di corallo...
insostenibilesmarrimento alle ore
12/04/2003 11:33
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venerdì, 11 aprile 2003
Il giorno è trascorso con molta lentezza, mi sembrava d'essere sott'acqua, ogni movimento costava uno sforzo enorme.
Le luci ora sembrano fioche e verdi, velate da un filtro.
In quest'atmsofera i pochi visitatori nuotano pigramente
fra i miei scaffali e poi tornano ad appoggiare languidi gomiti sul banco.
Le loro domande sono minuscole bollicine che mi si rompono contro le orecchie.
Anche il mio corpo si adegua, le membra scivolose come alghe ondeggiano
al ritmo di un adagio sottomarino udito soltanto da loro.
Solo la mente pulsa, più furiosa e impotente che mai.
Una gran parte della vita è attesa, inazione.
Chi l'avrebbe pensato.
Non io, sempre ansiosa di avere subito le risposte,
ansiosa di dominare la mia vita, con l'instantaneità di una droga iniettata nelle vene.
insostenibilesmarrimento alle ore
11/04/2003 21:15
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giovedì, 10 aprile 2003
Gli angeli sono diversi,
non soffrono, non servono a niente,
niente custodiscono.
Li avverto nell'aria;
li sento tossire negli angoli.
Non siamo soli:
gli angeli spiano e raccontano tutto,
scompigliano tutto con le loro dita da maghi,
impastano questo pane che non voglio mangiare,
avvelenano l'acqua con cui bagnano le piante.
Hanno nascosto gli specchi
perchè non sappiamo quanto s'invecchia
in questo luogo pieno d'odio
dove ci sono angeli cattivi
che ci chiudono le porte.
(Liudmila Quincoses)

insostenibilesmarrimento alle ore
10/04/2003 21:29
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voglio rinascere falco...
L'Albero degli amici
Esistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici
per il semplice caso di avere incrociato il nostro cammino.
Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco,
vedendo molte lune passare,
gli altri li vediamo appena tra un passo e l'altro.
Tutti li chiamiamo amici e ce sono di molti tipi.
Talvolta ciascuna foglia di un albero rappresenta uno
dei nostri amici.

Il primo che nasce è il nostro amico Papà e la nostra
amica Mamma,
che ci mostrano cosa è la vita.
Dopo vengono gli amici Fratelli, con i quali dividiamo il
nostro spazio affinché possano fiorire come noi.
Conosciamo tutta la famiglia delle foglie che
rispettiamo e a cui auguriamo ogni bene.
Ma il destino ci presenta ad altri amici che non
sapevamo avrebbero incrociato il nostro cammino. Molti di loro
li chiamiamo amici dell'anima, del cuore.
Sono sinceri, sono veri. Sanno quando non stiamo bene,
sanno cosa ci fa felici. E alle volte uno di questi amici dell'anima
si infila nel nostro cuore e allora lo chiamiamo innamorato.
Egli da luce ai nostri occhi, musica alle nostre labbra,
salti ai nostri piedi.
Ma ci sono anche quegli amici di passaggio, talvolta una
vacanza o un giorno o un'ora. Essi collocano un
sorriso nel nostro viso per tutto il tempo che stiamo con loro.
Non possiamo dimenticare gli amici distanti, quelli
che stanno nelle punte dei rami e che quando il vento
soffia appaiono sempre tra una foglia e l'altra.
Il tempo passa, l'estate se ne va, l'autunno si
avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono
l'estate dopo, e altre permangono per molte stagioni.
Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che
sono cadute continuano a vivere con noi, alimentando le nostre
radici con allegria.
Sono ricordi di momenti meravigliosi di quando
incrociarono il nostro cammino.

Ti auguro, foglia del mio albero, pace
amore, fortuna e prosperità.
Oggi e sempre........ semplicemente perché ogni persona che
passa nella nostra vita è unica.
Sempre lascia un poco di se e prende un poco di noi.
Ci saranno quelli che prendono molto,
ma non ci sarà chi non lascia niente.
Questa è la maggior responsabilità della nostra vita e
la prova evidente che due anime non si incontrano
per caso.
La carta viene dal Venezuela è stata scritta da Paul Montes
un missionario sud-americano.
insostenibilesmarrimento alle ore
10/04/2003 18:04
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Io maga delle spezie, da bambina così ansiosa di essere diversa, da adulta così piena di rimpianto per una vita diversa, normale... fatta di letto, cucina, pane appena sfornato, un pappagallo in gabbia che ripete il mio nome, bisticci di innamorati e la gioia di far pace con un bacio...
Oh, ironia del desiderio, sempre pronto a inseguire il liquido baluginare della duna più lontana. Talvolta solo per scoprire come non sia affatto diversa dalla sabbia riarsa sulla quale ci trovavamo giorni, mesi, anni prima, struggendoci di bramosia.
Ecco una domanda sulla quale meditare, anche se c'è una storia che ti avvince e ti trascina, pozzo incantato in cui affondano gli incauti viaggiatori: è davvero possibile sapere cosa si desidera in realtà? Tu lo sai? Io che ho supplicato di poter diventare una maga, mi accontenterò mai di essere solo una donna?

insostenibilesmarrimento alle ore
10/04/2003 16:06
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mercoledì, 09 aprile 2003
Alda Merini: (superba è la notte)
Ero una foglia libera nel vento
e tu ragazzo che mi hai visto cadere
mi hai presa per un pantano.
Hesse (Bruna dal Lago)
Ti prego.
Quando mi dai la tua piccola mano
che tante cose mai dette esprime
ti ho forse chiesto una sola volta
se mi vuoi bene?
Non è il tuo amore che voglio
voglio solanto saperti vicina
e che muta e silenziosa
di tanto in tanto, mi tenda la tua mano.
insostenibilesmarrimento alle ore
09/04/2003 22:55
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martedì, 08 aprile 2003
NON MI INTERESSA
Non mi interessa cosa fai per vivere,
voglio sapere per cosa sospiri,
e se rischi il tutto per trovare i sogni del tuo cuore.
Non mi interessa quanti anni hai,
voglio sapere se ancora vuoi rischiare di sembrare stupida per l'amore,
per i sogni, per l'avventura di essere viva.
Non voglio sapere che pianeti minacciano la tua luna,
voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dolore,
se sei rimasto aperta dopo i tradimenti della vita,
o se ti sei rinchiusa per paura del dolore futuro.
Voglio sapere se puoi sederti con il dolore,
il mio o il tuo;
se puoi sognare nel dolore,
e lasciare l'estasi riempirti fino alla punta delle dita
senza prevenirci di cautela,
di essere realisti, o di ricordarci le limitazioni degli esseri umani.
Non voglio sapere se la storia che mi stai raccontando sia vera.
Voglio sapere se sei capace di deludere un altro per essere autentica a te stessa,
se puoi subire l'accusa di un tradimento e, non tradire la tua anima.
Voglio sapere se sei fedele e quindi di fiducia.
Voglio sapere se sai vedere la bellezza anche quando non è bella tutti i giorni
se sei capace di far sorgere la tua vita
con la tua sola presenza.
Voglio sapere se puoi vivere con il fracasso,
tuo o mio,
e continuare a gridare all'argento di una luna piena: SI!
Non mi interessa sapere dove abiti o quanti soldi hai,
mi interessa se ti puoi alzare dopo una notte di dolore,
triste o spaccata in due,
e fare quel che si deve fare per i bambini.
Non mi interessa chi sei,
o come hai fatto per arrivare qui,
voglio sapere se sapresti restare in mezzo al fuoco con me,
e non retrocedere.
Non voglio sapere cosa hai studiato,
o con chi o dove,
voglio sapere cosa ti sostiene dentro,
quando tutto il resto non l'ha fatto.
Voglio sapere se sai stare da sola con te stessa,
e se veramente ti piace la compagnia
che hai nei momenti vuoti.
insostenibilesmarrimento alle ore
08/04/2003 18:44
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NON SO SE E' AMOR CHE HAI........
Non so se è amor che hai, o amor che fingi,
quello che mi dai. Dammelo. Così mi basta.
Giacchè per tempo giovane, non sono,
che sia almeno per errore.
Poco gli dei ci danno, e il poco è falso.
Però se ce lo danno, sebbene falso, l'offerta
è vera. Accetto.
Chiudo gli occhi: è sufficente.
Cosa voglio di più?
~ F. Pessoa ~
(trad. antonio Tabucchi)
insostenibilesmarrimento alle ore
08/04/2003 14:49
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lunedì, 07 aprile 2003
maga delle spezie, perchè quando qualcuno ti dice "ti voglio bene" senti mille aghi pungerti il cuore?
perchè nella gola si forma un nodo, che chiude il passaggio dell'aria e spegne le parole?
insostenibilesmarrimento alle ore
07/04/2003 16:30
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La mia storia con te... disperazione di esistere. Squallore. Maschere d'allegria per gli altri. Questo vorrei rispondere quando mi chiedono della mia vita con te. Invece rido, rovesciando indietro la testa. La solita recita per gli altri, da anni, fatta con estro e fantasia, che inebria, che convince, ma non è vera. E' solo una recita. Ti ho pensato. Ho pensato a quando mi tenevi la mano, accarezzandomi il polso ed io sentivo un tepore dolcissimo che a poco a poco si trasformava in qualcosa di più intenso, il principio dell'emozione che avremmo bruciato insieme. Sempre quel giorno vidi una barca ancorata. Sola. Mi faceva pena quella barca lì, ma non potevo dirtelo, non potevo dirti quasi nulla di ciò che provavo, non avresti capito. Solo i nostri corpi si intendevano bene, senza bisogno di parole. Le carezze delle tue mani lunghe, sapienti e i baci e i sospiri che s'intrecciavano nella stanza... e il domandarsi quando finirà... non voglio essere schiava di questo corpo caldo, di questi baci ardenti e il sapere che forse non sarebbe finito mai e avrebbe continuato così la passiione e la sofferenza di sentirti così diverso, così chiuso alle emozioni che provavo, attento solamente all'emozione fisica, intensa, sconvolgente. Solo allora, mentre io tacevo, mi parlavi d'amore e non eri mai violento, ma dolce, appassionato, peccatore e innocente insieme. Questo mi stupiva. Poi le ombre si allungavano, il cielo diventava opaco. Ti ricomponevi: è tardi, dobbiamo andare! Ed eri già diverso. Eppure sulla strada del ritorno mi stringevi ancora la mano, forse lo fa per dovere, mi dicevo ironica; volevo dirti le mie fantasie... una stella si è accesa, chissà se amano le stelle? Invece non ti dicevo nulla, non avresti capito. Dannazione, perchè ti amo? Ma ti amo davvero? A casa mi guardavo nello specchio: avevo gli occhi della bambina che correva nei boschi, da sola, affamata d'amore, avevo gli occhi della ragazzina del collegio, che temeva i professori, avevo gli occhi della donna a cui l'amore non basta mai. Mai: è un perfetto soddisfacente, sotto tutti gli aspetti, riposante... E' angoscia, ricerca disperata, sempre. Ogni incontro con te era così, bello... crudele... angosciante... E pensare che ti avevo inventato io, prima eri un uomo comune, io ti ho dato estro, personalità, entusiasmi... Io ti ho creato, ho costruito la tua nuova immagine dentro me e poi con l'amore gli ho dato la vita. Per te volevo restare una creatura occasionale, fuggevole, bizzarra, solo così avrei potuto mantenere vivo il tuo amore. Ma oggi cosa rimane del nostro amore? I versi che mi hai dedicato un giorno, le ore d'amore consumate in quella stanza, la mia stupida e inutile recita? No, non rimane altro che il mio sguardo fisso nello specchio, i miei occhi, occhi di bambina che correva, sola, nei boschi, affamata d'amore; occhi della ragazzina del collegio che temeva i professori, occhi della donna a cui l'amore non basta mai....

insostenibilesmarrimento alle ore
07/04/2003 10:51
| commenti (3)
la bottega...
"Oh vento furbetto di primavera, dove l'hai portata l'essenza mia di
lavanda e quella del rosmarino in fiore, quella della mia nepeta?"
insostenibilesmarrimento alle ore
07/04/2003 10:25
| commenti (4)
~ Un pianto di stelle ~
Vorrei che tu fossi qui per parlarti in silenzio, per dirti finalmente quello che nascondo
Da tanto tempo, per urlarti tutta la mia voglia di vivere, la gioia, l’amarezza, i sogni, le illusioni, il dolore, la tristezza e quelle piccole cose che riempiono la mia vita di tutti i giorni, ma sembrano così vuote e senza senso. Vorrei che tu fossi qui per dimenticare il sapore amaro che mi resta sulle labbra, per non dover sorridere con la morte dentro l’anima, per non continuare a fingere, per poter infine lasciare dietro me tutti quei brandelli di vita, che ormai non contano più, per non dover più ascoltare i commenti sciocchi della gente, di tutti coloro che non sanno…
Vorrei che tu fossi qui per chiederti perdono di averti amarti troppo, per sentire le tue parole, quasi una musica, avvolgermi con dolcezza per impedirmi di continuare, per chiudere definitivamente col passato, per dimenticare il mondo intero e vivere in un mondo nuovo, tutto nostro, magari fragile e pieno di illusioni. Vorrei che tu fossi qui per gridarti tutta la mia rabbia, per dirti che non è poi così facile dimenticare, per dirti che sarebbe troppo semplice cancellare tutto il resto con un colpo di spugna, che esistono cose che rimangono impresse dentro a marchi di fuoco, per piangere sugli sbagli del tempo andato e poi pensare che tutto questo è finito, che si può ancora sorridere e vivere e amare.
Vorrei che tu fossi qui, perché non voglio più essere sola, ma voglio anch’io la mia fetta di felicità, voglio quelle mille sensazioni che solo questo amore, antico come il mondo e sempre nuovo, può darmi, perché è difficile tirare avanti quando non hai niente a cui pensare, quando ti senti vuota e stanca di tutto ciò che ti circonda… vorrei che tu fossi qui per tenermi la mano quando sono triste e parlarmi dolcemente quando ho tanta voglia di piangere perché potrei trovare in quei tuoi occhi così profondi, misteriosi come un lago di cui non si intravede mai il fondo, poter trovare una risposta alla mia ricerca angosciosa del perché dell’esistenza. Vorrei che tu fossi qui per gridarti che non volevo essere egoista dicendoti tutto questo, che era soltanto un modo come un altro per dirti “ti amo” e forse un po’ per nascondere la mia fragilità quando penso a te, a quel sapore di miele sulle mie labbra, a quella strana sensazione della tua guancia accanto alla mia, per quella carezza senza tempo della mia mano sui tuoi capelli, per poter piangere soltanto un pianto di stelle…
Vorrei che tu fossi qui perché potessimo parlare un po’ in tutta sincerità di noi e poi, lasciati i problemi “seri”, perdersi dietro il fruscio delle foglie mosse dal vento, dietro il fumo dei camini che disperde messaggi in questo cielo tetro di novembre. Vorrei che tu fossi qui per rincorrere la fantasia e, in un sogno di bambini, pensarci lontani da tutti e ridere nei prati sempre verdi, tra i fiori sempre profumati, sotto il sole sempre caldo… Vorrei che tu fossi qui, semplicemente perché ho bisogno di te, dei tuoi occhi, della tua bocca, dei tuoi gesti, insomma di te… di ciò che ti fa diverso dagli altri e così caro al mio cuore…
Vorrei che tu fossi qui……
(sempre dal passato, ma è per sconfiggerlo che occorre affrontarlo...)
insostenibilesmarrimento alle ore
07/04/2003 10:21
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| La Prima Donna dispose le stelle per aiutare la Luna a far luce. A una a una le ordinò per bene, in forma di animali luccicanti appesi alla notte. Ma il Vecchio Coyote irruppe festoso, e sparse le stelle come oggi le vedi. |
insostenibilesmarrimento alle ore
07/04/2003 10:14
| commenti (1)
Perchè dovrei trattenere questo grido' Sì, ti amo. Degli esseri hanno attraversato il ponte, sono venuti alla mia riva, ma non hanno lasciato in me che tracce più leggere di quelle delle zampette di un uccello sulla neve; toccavano l'argilla, ma non erano vasai. Tu solo hai modellato la mia memoria, l'hai fatta girare e l'hai cotta. Ero come divisa e tu hai saputo riunirmi. Per un giorno di te, darei tutta la vita che ho vissuto prima di incontrarti. Sì, ti amo. Tu puoi infischiartene, puoi allontanarti da me, puoi fuggire, ma non puoi dimenticarmi completamente, il mio amore è così pesante che ti farò piegare anche se non vuoi. Puoi avere tutte le innamorate del mondo, tutte le amanti, io sono in te il morso e la spina. Non potrai mai dimenticarmi. Sarò il più antico dei tuoi specchi, la più fedele delle tue amanti. Che faresti senza di me? Sono il pane e il sale, e tu non lo sai. Sono il fiore e il frutto. Quando morirai mi impugnerai come una fiaccola. Oltrepasserò allora tutti i cerchi degli inferi perchè tu rinasca. Non sono la tua donna, sono la donna , quella che ti ha portato in grembo e ti ha nutrito, sono tua figlia, sono la tua amante, sono la tua morte e la tua resurrezione. Perchè non sai amare, io amo due volte. Sono la tua bocca, i tuoi occhi, il tuo petto, il tuo sesso, sono la tua fame e la tua ferita. Nulla può separarmi da te, neanche tu.
Se qualche volta mi lamento, devi sapere che mento. L'amore che nutro per te assomiglia a questo fuoco che tengo acceso continuamente. Se solo smettessi di alimentarlo, tutto sarebbe finito! Ma io passo giorni e giorni a ravvivarlo, a farlo ardere sempre più alto e forte. Se non avessi questo amore per te, che cosa sarebbe la mia vita? Sono povera,non possiedo la grazia! ho trovato solo questo modo di bruciare. Se mi farai rimanere con te, ti racconterò per mille e una notte la storia di colei che fu soltanto una narratrice d'amore. L'amore che ho per te è un mare. Ha le sue maree. A volte ti ritiri da me e sono triste, ma tu ritorni sempre da me e mi nutri e mi dai da bere. Pensi di essere in mezzo alle luci della città e credi di sedurre una donna o un'adolescente. Ti sbagli. Sei qui in questa casa. Non conosci il mio potere. Ci sono dei giorni in cui ti accarezzo o ti bacio la bocca e delle notti in cui ti obbligo a entrare nel mio letto. Credi che io non sia niente, e tuttavia, attraverso i secoli, tu sarai ricco perchè non avrò mai guardato una rosa nel mio giardino, un ruscello nel prato, una nuvola sulla foresta, un fuoco di foglie morte, non avrò mai giocato con un bambino, indossato un vestito, toccato i miei seni o i miei capelli, non avrò mai fatto l'amore senza pensare a te. Tu sei appesantito da tutto quello che ti ho dato come un albero sotto la neve. Ti porto la vigna in fiore e i pascoli, le foreste coperte di brina, l'oro dell'amore silenzioso. Immergo le mani nelle mie ricchezze. Non esaurirò mai lo splendido patrimonio di tutte queste vite mancate che si sono accoppiate per darmi la vita. Sono l'ultimo anello della catena. E' tempo di dilapidare l'eredità: dopo di me non ci sarà più nessuno a cui insegnare la dignità e il silenzio, dietro a me ho secoli di povertà e di austerità. I tini sono pieni d'olio e le botti di vino. Voglio dissetarmi per secoli. Voglio ardere per secoli.
insostenibilesmarrimento alle ore
07/04/2003 09:59
| commenti
domenica, 06 aprile 2003
~ da Pablo Neruda ~
Riempiti di me.
Desiderami, prosciugami, versami, immolami. Chiedimi. Raccoglimi.
Contienimi, nascondimi.
Voglio essere di qualcuno, voglio essere tua.
E' la tua ora.
Sono colei che è passata con un salto sulle cose, la fuggitiva, la sofferente.
Ma sento che è la tua ora, l'ora che la mia vita cada a gocce sulla tua anima,
l'ora delle tenerezze che non ho mai dispensato, l'ora dei silenzi che non hanno parole,
la tua ora, alba di sangue che mi nutrì d'angosce,
la tua ora, mezzanotte che mi passò solitaria.
Liberami da me. Voglio uscire dalla mia anima.
Io sono questo essere che geme, che brucia, che soffre.
Io sono questo essere che attacca, che urla, che canta.
Non voglio essere così.
Aiutami a rompere queste porte immense.
Con le tue spalle possenti dissotterra queste ancore.
Così una sera crocifissero il mio dolore.
Voglio non avere limiti e levarmi verso quell'astro.
Il mio cuore non deve tacere oggi o domani.
Deve partecipare di ciò che tocca,
dev'essere di metalli, di radici, di ali.
Non posso essere la pietra che si alza e non torna,
non posso essere l'ombra che si disfa e passa.
No, non può essere, non può essere, non può essere.
Allora griderei, piangerei, gemerei.
Non può essere, non può essere.
Chi voleva rompere questa vibrazione delle mie ali?
Chi mi voleva sterminare? Che disegno? Che parola?
Non può essere, non può essere, non può essere.
Liberami da me. Voglio uscire dalla mia anima.
Perchè tu sei la mia rotta. Ti forgiai nella lotta viva.
Dalla mia lotta oscura contro me stessa nascesti.
Da me hai preso questo marchio di avidità non saziata.
Da quando li guardo i tuoi occhi sono più tristi.
Andiamocene insieme. Apriamo questa strada insieme.
Sarò la tua rotta. Passa. Lasciami andare.
Desiderami. Prosciugami. Lasciami andare.
Desiderami. Prosciugami, versami, immolami.
Fa vacillare gli assedi dei miei ultimi limiti.
E che io possa, al fine, correre in folle fuga,
inondando le terre come un fiume terribile,
sciogliendo questi nodi, ah Dio mio, questi nodi,
distruggendo,
bruciando,
abbattendo,
come una lava folle ciò che esiste,
correre fuori di me, perdutamente,
libera da me, furiosamente libera.
Andarmene,
Dio mio,
andarmente!
insostenibilesmarrimento alle ore
06/04/2003 22:30
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quello che fa male... che uccide.... è la menzogna... La lama della verità è affilata, un taglio netto, che si riesce a ricucire, ma il coltello
della menzogna ha la lama seghettata... taglia a brandelli, e ricucire è quasi impossibile..... Odio il numero 6.....grrrrrgrrrr
insostenibilesmarrimento alle ore
06/04/2003 16:05
| commenti (3)
cosa avreste visto questa mattina?
Cosa avreste visto stamattina? una donna dallo scialle grigio nella cinerea luce dell'alba, curva sotto il peso di nuova angoscia, che va ad aggiungersi a tutto il resto... sensi di colpa e vecchie pene... Stanca. Così stanca. Le dita annaspano sulla maniglia di questa porta, che non riescono ad aprire. La paura mi invade con il bruciore ardente di un fascio d'ortiche: forse questo luogo è deciso a non farmi entrare mai più? Giro il pomolo ancora una volta, mi appoggio alla porta con tutto il mio peso. Spingo. Ed ecco si apre senza opporre resistenza, con la subitaneità di un trucco o di uno scherzo maligno, facendomi perdere l'equilibrio.
C'è qualcosa di diverso qui... manca qualcosa o qualcosa è stato aggiunto, alterando l'equilibrio dell'insieme. Il disagio mi punge alla gola. Chi è stato qui... e perchè?
Ecco lo vedo... l'allume... col suo lieve splendore fosforescente. L'allume. Perchè è così piccolo e innocente sul palmo della mano, l'allume che da la purezza. Ma anche la morte...
Allume che messaggio mi porti oggi?
Mentre senza scopo accarezzo la tua liscia superficie... ecco percepisco l'immagine in rilievo che si solleva sotto le mie dita... e assume una forma inesorabile. E a un tratto... non c'è più aria. Per respirare. Questa stanza mi si stringe addosso come una rete per catturarmi. Venature rosso-blu dovunque mi volti. O forse sono solo i miei occhi. Di nuovo esploro con la mano il piccolo cubo. Una volta. Due. Non ci sono errori. E' là, nitido come un tuono,chiaro quanto un lampo... il fuoco mi richiama... non c'è modo di negoziare la condanna, lo so bene... nè di sottrarvisi...
Mentre guardo, mentre tocco... svaniscono gli ultimi dubbi, le utlime speranze. Vedo il mio futuro con chiarezza nella fiala luminescente. Quello che non avrò mai. E accetto.
Maga delle spezie, l'amore umano, la vita normale degli uomini, non sono mai stati per te....
insostenibilesmarrimento alle ore
06/04/2003 16:02
| commenti
Il mattino si affaccia alla finestra come un'arancia spaccata, tenera e dal dolce succo. Ma sulla mia pelle esalta le rughe, mette in risalto le vene indurite. Io me ne sto qui nella mia veste marrone, triste quanto le foglie secche e quasi vorrei che il giorno si fermasse..
Il cuore a volte, prende il sopravvento sul corpo e lo trasforma in un ritmo di gioia... Non sapete e non dovrete mai sapere quanto sarò costretta a pagare per gli attimi di gioia e con quanta felicità ne calcolerò il prezzo...
E' questo l'amore? Questo rimpianto straziante dentro e fuori di me?
Come posso spiegarlo a voi, cosa provo... a voi.... Io, cresciuta senza un abbraccio. Mai... Mai un abbraccio cuore contro cuore pulsante. Io la bambina che non riusciva a piangere, la donna che non lo farebbe mai... Sorrido fra le lacrime... io che non ho mai pensato di desiderare braccia d'uomo a proteggermi....
insostenibilesmarrimento alle ore
06/04/2003 11:56
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RABINDRANATH TAGORE*
[Cogli questo piccolo fiore]
Cogli questo piccolo fiore,
prendilo!
Non indugiare!
Temo che appassisca
e cada nella polvere.
Se non può trovare posto
tra i fiori della tua ghirlanda
onoralo almeno con il tocco della tua mano
anche se doloroso.
Temo che il giorno finisca
senza che me ne accorga
e che passi il tempo delle offerte.
Non è intenso il colore
e il suo profumo è tenue
ma può servire
Voglio te,solo te!
Lascia che il mio cuore
lo ripeta senza fine.
Tutti i desideri che mi distraggono
di giorno e di notte
in sostanza sono fasulli e vani.
Come la notte tiene nascosta nel buio
l'ansia di luce
così nel profondo del mio cuore
senza ch'io me ne renda conto
un grido risuona:
Voglio te,solo te!
Come la tempesta cerca la quiete
mentre ancora lotta contro la quiete
con tutte le sue forze
così io mi ribello e lotto
contro il tuo amore
ma grido che voglio te,solo te. "

insostenibilesmarrimento alle ore
06/04/2003 00:56
| commenti
VIVIAN LAMARQ
Poesia illegittima
Quella sera ho fatto l'amore
mentale con te.
Non sono stata prudente
dopo un po' mi si è
gonfiata la mente.
Sappi che due notti fa
con dolorose doglie
mi è nata una poesia
i l l e gi t t i m a me n t e.
Porterà solo il mio nome,
ma ha la tua aria straniera. Ti somiglia.
Mentre non sospetti niente di niente
sappi che ti è nata una figlia.
insostenibilesmarrimento alle ore
06/04/2003 00:44
| commenti (4)
le labbra vogliono allontanarsi dalla bocca
VINCENTE HUIDROBO (1893-1948)
[Le labbra vogliono allontanarsi dalla bocca]
Le labbra vogliono allontanarsi dalla bocca
Correre da altre parti
Con presunzione d'infinito
I battiti vogliono abbandonare il petto
Ed essere battiti di nubi sopra altre regioni
Dopo gli occhi contenti
Vengono gli occhi tristi
Dopo le ali vicine
Vengono le ali odorose distanze
Vengono e portan via la memoria
La memoria che vuole allontanarsi dal corpo
I numeri dei mesi
Che non hanno coraggio di salire un poco
I numeri degli anni
Che non hanno colore per via del pianto che li stinge
I nomi dei fiori
Che rimangono indietro al loro profumo
Che ricordano le tue mani e le cercano
Fra cielo e terra
insostenibilesmarrimento alle ore
06/04/2003 00:23
| commenti
sabato, 05 aprile 2003
sabato...... grgrgr...
insostenibilesmarrimento alle ore
05/04/2003 18:41
| commenti (3)
venerdì, 04 aprile 2003
Qui ogni giorno ha un colore, un profumo. E se sapete ascoltare una melodia. E' il venerdì, il venerdì, il giorno in cui mi sento più irrequieta, ronza come una macchina in procinto di partire. Ronza e vibra, pronta a sparire lungo l'autostrada, oltre la quale si stendono sicuramente campi colorati d'indaco. Respirate l'aroma della giornata a pieni polmoni perchè chissà quando la respirerete di nuovo. E poi scoprite che i freni sono bloccati...
insostenibilesmarrimento alle ore
04/04/2003 16:07
| commenti (3)
insostenibilesmarrimento alle ore
04/04/2003 14:49
| commenti
Oggi vi voglio donare la speranza... a me non serve...
Ho trovato questa lettera dolcissima sfrugolando qua e là...
L'amore pensato..."E io ci provo a scriverti, amore cercato e non ancora legato con tutti i miei lacci di tenerezza.Lo faccio con le parole che l'inchiostro non scrive, i tasti di un computer non battono e che non stanno buone neanche se le chiudo dentro una bottiglia e le affido al caso e all'acqua del mare. Uso invece le parole che abitano silenziose dentro di me, che su di te fantasticano e di te mi suggeriscono tracce. Sono loro che mi raccontano dei tuoi occhi neri e stretti che certe volte salgono dritti al cielo e si fanno azzurri o si nascondono nell'insalata del piatto e si bagnano imprevedibili di verde. E così ti vedo passeggiare sulla sabbia pesante d'inverno, una sciarpa stretta al collo, oppure in camera, allungato con le scarpe sul letto che guardi il soffitto o che ridi e divori di allegria una pizza calda con la mozzarella che fila. Penso che la mattina ti allacci il casco e sei lì che ti chiedi dove sono, quale buca sulla terra mi ha inghiottita finora, quale siepe mi nasconde ai tuoi occhi. Ti chiedi se ho la faccia rotonda di bambina o spigolosa da gatto, se mangio sfottente schifezze o se sono sempre a dieta e cosa vedo nello specchio quando mi guardo. E ci provo pure io, cosa credi, a scivolare in punta di piedi nella tua camera, accarezzo il maglione largo e slabbrato quello che non sai buttare. Sono sicura che sul tuo comodino c'è un libro e vorrei che fosse Il Piccolo Principe, con le pagine consumate dal leggi e rileggi. Tu forse sei nel punto opposto del mondo e parli un'altra lingua, ma se scavo e scavo, da qui, dove sono ce la faccio a sbucare dove sei tu e magari ti trovo. O invece abiti al terzo piano del palazzo di fronte e io che non lo so, ho già urtato il tuo sguardo sull'autubus. Però io da qualche parte lo so che ci sei: un francobollo, un indirizzo, non ce la fanno a trovarti, però possono farlo le parole lasciate navigare dentro di me, sospese alla coda di un aquilone o che girano in tondo dentro una boccia di vetro con un pesce rosso. E so che non posso sbagliarmi, non posso lasciarti scappare in questa vita e se questa non bastasse, stanne certo, ti scoverò nel punto dello spazio e del tempo che ti nascondono. E già adesso, comunque, ti amo"
insostenibilesmarrimento alle ore
04/04/2003 09:30
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giovedì, 03 aprile 2003
Zenzero... per la risolutezza d'animo,
per mantenermi forte nell'impegno,
zenzero granuloso e dorato...
Qui, in questo posto,
circondata da un guscio solido e protettivo.
Anche le spezie mi attorniano, pareti di voci e di profumi.
E poi un altro guscio ancora,
questo corpo di vecchia le cui rughe mi premono addosso.
Una scorza dentro l'altra dentro l'altra
e al centro di tutto il mio cuore
...
palpitante come un uccello...
Oggi aprirò le ali,
forse per spezzare tutti i gusci ed emergere negli spazi infiniti del mondo esterno.
L'idea mi spaventa... devo ammetterlo... e ricorro all'aiuto dello zenzero.
Radice di contorta saggezza, chiuso nella buccia di lamina bruna,
aiutami in questo tentativo... soppeso nel palmo della mano la tua chiazzata solidità.
Ti lavo tre volte in acqua e calce. Ti affetto sottile e trasparente quanto la cortina fra la veglia e il sonno...
zenzero stai con me...
Lascio cadere le fettine in una pentola di acqua bollente, le guardo affondare e riaffiorare in lenti vortici...
Come le vite trascinate dalla ruota del karma...
Il vapore riempe la cucina, mi aderisce denso e nebbioso alle ciglia, per cui mi è difficile vedere.
Vapore e odore di selvatico, simile a quello del bambù spezzato e masticato, un odore che resterà a lungo sulla mia pelle.
Zenzero dorato per riaccendere la fiamma della vita che brucia lenta nel ventre,
scorri col tuo vivido ardore su per le mie vene indolenti. Dammi la forza per rispondere al richiamo della vita...
Attendo a lungo il canto della spezia, senza esito...
Ah, maga cambi le regole e trovi scappatoie per evitarle, cosa ti aspetti??
Verso il liquido, della tinta di un pallidissimo miele, nella tazza.
Me lo porto alla bocca. L'infuso è pungente, un colpo violento alla gola.
Mi fa boccheggiare e tossire. Quando mi costringo a inghiottire, mi ribolle nelle viscere, in rivolta.
Vuole uscire. Ma io lo trattengo con uno sforzo di tutta la mia volontà.
Mai prima d'ora mi sono opposta ad una spezia con la forza. Mai prima d'ora ho avuto desideri contrari al dovere.
Lentamente la resistenza diminuisce, cessa. Maga, ora che hai avuto la meglio,perchè questa tristezza,
questo sciocco desiderio di non aver vinto?
Ho in gola un nodo bruciante, la lingua si agita, animata da una bollente leggerezza, per cacciare via i rimpianti.
Più tardi maga. Più tardi ci sarà tempo...
Mastico adagio le fette di zenzero sbiancate dal calore.
Le mastico una ad una e sento le fibre penetrarmi fra i denti. Ho la sensazione che la parte superiore del cranio si sollevi per volare via...
Quando l'ardore si attenua, ho acquisito nuove parole, nuovi gesti...
progetti e parole mi martellano nella mente..
insostenibilesmarrimento alle ore
03/04/2003 11:30
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mercoledì, 02 aprile 2003
sto male........ rosso come il sangue o azzurro come le lacrime...... che colore scegliere stasera??
forse nero...... come la notte, che tutto nasconde........
insostenibilesmarrimento alle ore
02/04/2003 18:53
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Finocchio, finocchio dalla forma di un occhio socchiuso, collabora con me... Mi avvicino al barattolo e ne prendo una manciata. Finocchio per non far tornare i demoni. Aspetto il formicolio, l'inizio del canto.
Soltanto silenzio e le estremità appuntite dei semi pungenti come spine sulla mano.
Parlami, finocchio, screziato come il passero domestico portatore di amicizia ovunque nidifichi, spezia capace di far digerire le sofferenze e di renderci più forti dopo averle superate.
Quando mi giunge la voce, non è un canto, ma un boato, un'onda che si abbatte nel cervello:
"Perchè dovremmo, quando hai fatto ciò che non avresti dovuto? Quando hai superato i confini stabiliti e da te volontariamente accettati?"
Finocchio, dispensatore di giustizia, tu che sai togliere forza a uno e darla all'altro, ti supplico... aiutami...
"Riconosci la tua trasgressione, la tua avidità di afferrare quanto avevi promesso di lasciare per sempre? Sei pentita?"
Ripenso alle lacrime, alla sensazione di ciglia bagnate, all'alleviarsi un poco della morsa d'acciaio che da tanto tempo mi stringe il petto...
Intorno a me le spezie, distanti e freddamente cortesi, aspettano, quasi non conoscessero già la risposta...
Non mi pento, dico infine, e sento l'aria fluire via. La lingua è una tavola di legno in bocca. Devo forzare le parole intorno a essa.
Pagherò in qualunque modo sia deciso.
Il silenzio è tale che potrei essere sola, a vorticare in una nera galassia. A turbinare e bruciare, e nessuno sentirà quando in ultimo esploderò nel nulla.....
insostenibilesmarrimento alle ore
02/04/2003 08:15
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martedì, 01 aprile 2003
oggi è il primo aprile, vorrei che la mia vita fosse un pesce d'aprile... ma non lo è...
Ho preso una decisione, io quella che non si arrende mai, quella che combatte sempre.... mi sono messa da sola nel braccio della morte, ad aspettare l'esecuzione... potrà capitare fra un giorno, fra un anno, forse mai... ma io la vivrò dentro me... giorno dopo giorno staccherò un brandello della mia anima e te lo regalerò... non posso fare altro... A volte, mentre scherzo con te... sento un nodo in gola, un pianto che trattengo... e un manto di tristezza mi avvolge e mi metto zitta... tu non puoi vedere le lacrime che scorrono sulle guance... e disperatamente la mente si appiglia a qualcosa per nn far trapelare il mio dolore..... Perchè la vita è così ingiusta?
Ecco, oggi è il primo aprile.... non è un pesce d'aprile, ma la maga delle spezie è tornata per un momento donna.....
insostenibilesmarrimento alle ore
01/04/2003 16:01
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